BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Come uscire dal "pasticciaccio brutto" delle megascuole

Pubblicazione:

Foto Infophoto  Foto Infophoto

Quando si deve risparmiare sulla spesa pubblica per l'istruzione, bisogna essere lungimiranti, se non si vuole depauperare il sistema fino al punto di farlo implodere. Belle parole, queste, penserà il lettore. Ma, come? - si chiederà. Anche i politici di turno se lo son chiesto. Però se lo sono chiesto “sotto pressione” (l'estate del 2011), dando non una, ma tre risposte col fiato corto, e per di più tra loro in contraddizione.

Prima risposta. La legge 111/2011, art. 19, ha stabilito la costituzione di istituti comprensivi delle scuole primarie e secondarie di primo grado, chiudendo le vecchie direzioni didattiche e scuole medie autonome. Il provvedimento fa leva anche su un'esigenza della didattica da molto tempo prospettata (fin dalla CM 1/1988, riguardante gli alunni con disabilità; e poi, per tutti gli alunni, con il DM del 16/11/1992, applicativo della L. 146/1990 di riforma della scuola elementare). Per comprensibili ragioni di risparmio della spesa pubblica, si è stabilito di fissare in 1000 il numero minimo di alunni dei “nuovi comprensivi” (perché già da prima si poteva istituirli, col parametro 500-900, ma non si doveva). Subito si è levata una doppia obiezione: 1) l'esigenza didattica invocata come radice del provvedimento era depotenziata dalla creazione di una struttura con minimo 1000 alunni, numero che complica molto la sua gestione; 2) accanto al nuovo comprensivo di almeno 1000 alunni poteva continuare ad esistere il vecchio con almeno 500 e massimo 900: evidente anomalia.

Seconda risposta. A governo tecnico appena varato, la Nota prot. 10309 del 13 dicembre 2011 ha chiarito che il numero 1000 si doveva intendere come “media regionale di riferimento”. Meglio di prima, ma non abbastanza. Restava la contraddizione tra vecchi e nuovi comprensivi. Per risolvere la questione sarebbe occorsa una revisione di tutta la rete scolastica, armonizzando la vecchia e la nuova. Sarebbero riusciti i decisori politici (le Regioni) a fare ciò entro dicembre 2011 per rendere operativi i nuovi piani per il 2012/2013? No, di certo. Ecco allora il rinvio, prima al gennaio 2012, poi all'anno 2013/2014, salvo che per le situazioni più fuori norma (qualche scuola in certe regioni, la gran parte in altre). Si è preso atto, insomma, che era un po' sbagliato giustapporre ad una situazione vecchia e fuori norma una nuova situazione riferita a parametri del tutto differenti.

Terza risposta. “Per risolvere il rebus forse bisogna rifare i parametri”, avrà pensato qualcuno, giustamente. E l'art. 4, comma 69, della legge 183/2011 (Legge di stabilità) li corregge: il minimo sale a 600 (e possibili deroghe col minimo a 400). Bene, in teoria. Ma in pratica si complica ancora di più tutto, se il provvedimento non viene raccordato adeguatamente con la legge 111 dei nuovi comprensivi di almeno 1000 alunni.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
07/06/2012 - Sana competizione (Fabio Milito Pagliara)

La sana competizione tra scuola statale e paritaria può avvenire solo se alunni e genitori possono disporre d'indicazioni oggettive sulla qualità della scuola. Senza un criterio di valutazione delle scuole non si riuscirà mai ad avere una sana competizione. E nella scuola l'unico criterio valido è valutare gli allievi.