BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Abbandonare la penna per la tastiera? Fa male al cervello

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Foto: InfoPhoto  Foto: InfoPhoto

La scrittura si configura inoltre come vero e proprio dispositivo protesico che amplia le capacità di memorizzazione, di riflessione, di ragionamento logico. Come in ogni dispositivo protesico, essa comprende componenti apparentemente solo tecniche (la direzione dei movimenti, la padronanza dello spazio, l’impugnatura della penna, la postura) che però devono necessariamente accompagnarsi a componenti di ordine superiore (come la pianificazione, il controllo, l’inibizione, l’autoregolazione). Da questo punto di vista, i movimenti della mano possono essere interpretati come espressione delle funzioni esecutive, cioè di quelle funzioni di livello superiore che servono a monitorare e controllare i pensieri e le azioni e a realizzare comportamenti finalizzati al raggiungimento di un obiettivo. La mano deve infatti essere in grado di tracciare segni regolari, proporzionati, finalizzati. Altrimenti non siamo nel campo della scrittura ma in quello dello scarabocchio, che significativamente la precede dal punto di vista evolutivo.

La mano, pertanto, non è solo una parte del corpo: essa è intrinsecamente legata allo sviluppo del cervello. Il fatto che nella scrittura la capacità di controllo motorio sia così rilevante non dipende solo da esigenze di leggibilità e comprensibilità. Come rammenta Alberto Oliverio nel suo libro Prima lezione di neuroscienze, la motricità non è solo un prodotto del cervello: essa dà forma alla mente e alla stessa coscienza. Sui movimenti vengono edificate capacità mentali più complesse.

Il fatto che nel corso del tempo i movimenti della mano impegnata nella scrittura diventino sempre più coordinati e raffinati è il risultato della memorizzazione di sequenze motorie conservate nella memoria procedurale, una sorta di memoria muscolare o corporea che conserva quello che potrebbe essere definito il “sapere del corpo”. La scrittura, perciò, non viene imparata semplicemente copiando i modelli delle lettere (e di ciò è prova il fatto che l’alfabetiere non è di alcuna utilità ai bambini con problemi). Essa richiede che l’insegnante faccia vedere come si traccia la lettera, accompagnando i movimenti con la descrizione verbale, e che la mano del bambino venga “accompagnata” dalla mano dell’insegnante.

La capacità di riprodurre correttamente le lettere richiede infatti che il bambino disponga della rappresentazione mentale di esse, nella quale accanto agli elementi visivi legati alla forma sono presenti anche elementi senso-motori legati ai movimenti. Per questa ragione il riconoscimento dell’orientamento delle lettere è più facile scrivendo a mano che non con la tastiera. Sulla tastiera i movimenti non hanno nulla a che fare con la forma della lettera, quindi il ricorso ad essa nelle prime fasi di apprendimento della scrittura priva i bambini di una parte rilevante della rappresentazione mentale delle lettere. Ciò avrà riflessi anche sulla lettura, per cui in molti soggetti dislessia e disgrafia risultano spesso contemporaneamente presenti.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >