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SCUOLA/ Materne affollate? Ecco come rimediare al "fallimento" di Stato

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E' certamente importante anche se deve sempre essere intesa come complemento dell'educazione familiare. L’idea, oggi largamente diffusa, che l’educazione scolastica, in particolare nell’infanzia, sia qualitativamente superiore a quella familiare non trova riscontro nei fatti. Anzi è sempre più evidente che la scuola, per svolgere efficacemente il proprio compito, deve rappresentare solo uno degli elementi che definiscono il mondo del bambino e che occorre intervenire, ad esempio sulla legislazione del lavoro, per rafforzare la presenza effettiva nel vissuto del bambino di un contesto familiare in grado di sostenere la sua crescita, non solo affettiva ma anche cognitiva. Tra questi due aspetti non c’è infatti, nell’esperienza del bambino, separazione. Ma anche chiede una diversa disponibilità, da parte di genitori e insegnanti, a confrontarsi “alla pari” per meglio definire l’orizzonte di significato dentro cui il bambino è chiamato a vivere, e a partire dal quale muoverà per prendere le decisioni che segneranno la sua vita.

Lo Stato ha perduto su tutta la linea, dunque.

Oltre che sulla già richiamata maggiore efficienza economica – indispensabile peraltro in questo momento di lunga e profonda crisi del modello su cui si è retta l’economia del nostro Paese – il modello organizzativo proposto dalle scuole autonome dell’infanzia propone vantaggi molto significativi anche sotto il profilo pedagogico-didattico. La domanda allora è: perché tanti usano dei problemi veri, come l’esigenza di dare risposta alla domanda di alcune migliaia di famiglie, per incrementare un modello, quello della scuola gestita dallo Stato (quella che una volta si chiamava correttamente “scuola governativa”) poco efficiente, in alcuni casi poco efficace, che anzi, per certi aspetti, concorre non a risolvere ma a creare i problemi? Penso che sia facile a ciascuno dare la risposta.

 

(Federica Ghizzardi)



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