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SCUOLA/ La spending review "gela" i sogni di Formigoni sul Titolo V

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Facile mettere un palloncino in mano a una bambina (InfoPhoto)  Facile mettere un palloncino in mano a una bambina (InfoPhoto)

In questo modo si vuole alludere al fatto che l’autonomia è valore che richiede, innanzitutto, un presidio bottom-up, essendo, cioè, una condizione che le Regioni stesse devono cercare, promuovere, tutelare e, se del caso, implementare. Un’operazione simile, in altri termini, sarebbe stata determinante nell’immediatezza della riforma del Titolo V della Costituzione; non necessariamente, invece, in un tempo in cui i tasselli del puzzle sono stati quasi tutti incastrati.

Sempre la Corte costituzionale, del resto, ha già ampiamente “razionalizzato” le potenzialità del nuovo assetto delle competenze. Nel 2009, nella sentenza n. 200, il giudice delle leggi è stato molto chiaro, avendo affermato che «il sistema generale dell’istruzione, per sua stessa natura, riveste carattere nazionale, non essendo ipotizzabile che esso si fondi su un’autonoma iniziativa legislativa delle Regioni, limitata solo dall’osservanza dei principi fondamentali fissati dallo Stato, con inevitabili differenziazioni che in nessun caso potrebbero essere giustificabili sul piano della stessa logica». Orbene, oggi, in una cornice così definita, il fatto che Stato e Regioni trovino un accordo su quel poco che spetta alle seconde potrebbe anche leggersi nel senso di un ulteriore approfondimento dei poteri unilaterali che il primo può ancora esercitare circa la governance dei reciproci rapporti.

Ad ogni modo, è la spending review a fornire un ultimissimo indice di come il procedimento da avviare in base all’accordo sia ancora lungi dal concretizzarsi. All’art. 14, commi 17 ss., del d.l. 6 luglio 2012, n. 95 e recante “Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica, ad invarianza dei servizi ai cittadini”, non solo si conferma il ruolo strategico che nel processo di dimagrimento statale hanno, in parte qua, gli uffici scolastici regionali, ma si detta una vera e propria disciplina di dettaglio circa le procedure di assegnazione e di mobilità, nei territori regionali e provinciali, del personale docente a tempo indeterminato. 

Il lavoro della Conferenza Stato-Regioni, per ora, deve attendere.



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