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UNIVERSITA'/ Quel Modello Unico che "uccide" gli umanisti

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La cultura della valutazione si sta estendendo da qualche tempo anche in Italia. E pure l’istituzione universitaria, al pari di altre istituzioni pubbliche e private, non sfugge a questa esigenza. Con la nascita dell’Agenzia per la Valutazione dell’Università e della Ricerca (Anvur) e con l’avvio della Valutazione della Qualità della Ricerca (Vqr) universitaria da parte della stessa Anvur dovrebbe essere approntata in breve una classificazione delle strutture universitarie e della ricerca in Italia, a cui dovrebbe corrispondere una ripartizione delle risorse pubbliche di finanziamento. 

Inoltre questo modello si sta estendendo dalle strutture alle persone: nella misura in cui i parametri definiti dall’Anvur verranno utilizzati anche per la formazione delle Commissioni di abilitazione nazionale e per definire i termini del reclutamento dei nuovi professori. 

Naturalmente tale prospettiva ha suscitato reazioni di vario tipo. Per lo più si tratta di reazioni negative, a volte anche violente. Ampio spazio sui giornali – in buona parte schierati, chissà perché, contro l’esercizio di una valutazione – hanno avuto interventi di esplicito rigetto, da parte di firme ben note. Associazioni di studiosi appartenenti a specifiche discipline concorsuali hanno cercato di boicottare queste procedure: finora, peraltro, con scarso successo.

Personalmente ritengo che si tratti di reazioni non sempre giustificate e anzi, a volte, controproducenti. Il pericolo infatti è quello di dare ulteriore spazio a coloro che ritengono che l’Università italiana, per quanto riguarda alcuni suoi aspetti di scarsa trasparenza, sia del tutto irriformabile. E tuttavia non c’è bisogno di ulteriori delegittimazioni. Non ne ha bisogno il nostro Paese, che nella formazione e nella ricerca di alto livello può trovare una via d’uscita alla crisi che sta attraversando. Bisogna dunque considerare la valutazione dell’attività scientifica dei docenti universitari, e delle stesse strutture universitarie, nonché degli aspiranti docenti, come una vera e propria opportunità. 

Ma questa opportunità va usata nel modo giusto. In altre parole, se bisogna valutare, è necessario che ciò sia fatto bene. Uno dei punti più controversi in proposito consiste nel fatto che, da parte di alcuni responsabili dei processi di valutazione, si è pensato di sottoporre a un unico modello standard sia i risultati delle ricerche in ambito umanistico, sia i prodotti delle cosiddette “scienze dure”. E, sebbene in seguito siano state diversificate le modalità della valutazione nei due ambiti, rimane pur sempre l’intenzione di giungere a un’unica procedura, applicabile a ogni ambito disciplinare. Si tratta di una procedura di carattere quantitativo: cioè legata al numero di citazioni che un determinato lavoro o un certo autore hanno ricevuto in un periodo di tempo stabilito. Di modo che risulterebbe migliore il prodotto più citato. Come accade quando facciamo una ricerca su Google.



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COMMENTI
11/07/2012 - revisione (Antonio Servadio)

Anche i criteri di valutazione di altre materie che voi presumete così tanto differenti da quelle umanistiche vanno rivisti periodicamente, affinati ma anche ripensati completamente. Attualmente le ricerche coraggiose (che non significa infondate) sono scoraggiate. Inoltre fioriscono i dati distorti, manipolati e a volte sono anche falsificati. Questo è dovuto al sistema di valutazione attuale. Quel che viene presentato come fine meccanismo fa acqua da tutte le parti, ma non si vuole che le magagne diventino materia pubblica, al di fuori della cerchia di addetti che sanno benissimo che le cose non sono per nulla così ben fatte come appare dall'esterno. Evidentemente qualsiasi sistema contiene delle imperfezioni, e questo va benissimo. Quello che non va per nulla bene è scambiare i debiti compromessi per qualcosa che merita il titolo di "gold standard", creando degli "idoli" proprio laddove essi dovrebbero essere abborriti. Più che impegnarvi nei "distinguo" tra materie umanistiche e no, bisognerebbe avere il coraggio di mettere in discussione il sistema. Senza critica non sorgono soluzioni migliorative. C'è buona ricerca e ricerca meno buona. Altri "distinguo" sono secondari.