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SCUOLA/ Anna, piercing e capelli rosa, perché il dolore non è tutto?

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Sono ragazzi veri quelli della Bonfiglioli, in Pink Lady ritroviamo proprio i ragazzi che più sfuggono alla letteratura contemporanea per giovani in cui sembra possano trovare cittadinanza solo i disperati, i confusi e i tormentati a oltranza. L’autrice ci dice invece che insieme ci si può rovinare e star male, ma insieme ci si può aiutare anche a star di fronte a situazioni che sembrano troppo grandi e incomprensibili. Ci dice che si può studiare perché se ne ha voglia, perché certe materie interessano o anche solo per passare l’anno e andare avanti verso un progetto di vita. Ci dice che gli adulti non sono sempre insensibili e chiusi su loro stessi.

L’amore fra diciassettenni, nel duemiladieci come nel millenovecentocinquanta, sa essere intenso e sincero. L’autrice, madre e insegnante, lo sa ed ha il pregio di prenderlo sul serio: non lo liquida come una questione di ormoni ed istinti da soddisfare subito o tenere a bada a seconda della propria visione del mondo, ma lo propone come un fatto, come una risorsa. Sempre con molto rispetto e delicatezza. Talora forse si concede qualche tono un po’ troppo romantico e lirico, tuttavia non disturba perché appare almeno sincero.

In questo Belmonte, che sicuramente non è una metropoli, assistiamo a rapporti possibili e soddisfacenti, buoni per crescere e diventare adulti. Non è certo un errore in cui cade l’autrice, ma un dubbio che forse potrebbe emergere in qualche lettore, quello dell’alternativa tra città spersonalizzante e cittadina romanticamente bucolica. Sappiamo che invece non è così: ragazzi buoni, aperti, curiosi e pieni di domande, non ancora cinici o incattiviti esistono a ogni latitudine. Anche nelle città li vediamo spostare lo zaino andando verso scuola ogni mattina, scaraventarsi giù dalle scale della metropolitana, ritrovarsi a parlare di sé e di ciò che desiderano sui gradini dei monumenti, scambiarsi pareri sui vestiti più cool e la musica che piace tanto: sono in tanti a desiderare che nessun pezzo del reale venga tagliato fuori.

Meno male che questi ragazzi stanno iniziando a popolare anche le pagine dei libri e ad occupare qualche nostra ora permettendoci di incontrarli mentre siamo seduti sopra un prato o sull’asciugamano in spiaggia. Finalmente possiamo prendere in mano delle storie contemporanee che non hanno troppe pretese, se non forse l’unica di farci compagnia presentandoci una normalità possibile. Il che è di per sé enorme.

 



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