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SCUOLA/ Un prof scrive ai suoi studenti: ora tocca a voi diventare maestri

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Quarto, fate fruttare i vostri talenti. Una vera educazione spalanca nel ragazzo una domanda sui talenti e apre alla consapevolezza che il loro uso nella vita non è affatto elemento secondario per la realizzazione e la felicità. Nel Vangelo la parabola dei talenti sottolinea come non conoscere i propri talenti e non utilizzarli significhi perderli, mentre scoprirne anche uno solo e farlo fruttificare sia più proficuo che possederne tanti senza adoperarli. Il frutto del proprio talento non è benefico solo per sé, ma per tutti, come se un pezzo di realtà fosse più compiuto e più bello quando i talenti sono messi al servizio del tutto, dell’universale. La conoscenza del talento comporta la considerazione della vita come assunzione di responsabilità, come compito, come «prendersi cura di».

Quinto: state vigili per cogliere come la realtà vi chiamerà: questa sarà la vostra vocazione. Madre Teresa di Calcutta, per capirla meglio, si confrontò con padre Franjo. Alla domanda su come si manifestasse la vocazione personale, questi rispose: «Lo saprai dalla tua felicità interiore. [...] La profonda letizia del cuore è la bussola che indica il sentiero da seguire. Dobbiamo farlo, anche quando la strada non è chiara e il cammino disseminato di difficoltà». Non si può mentire a sé stessi. Una sincera e aperta domanda che diventa continua mendicanza, sguardo puro sulla realtà, sulle provocazioni e sui segni che arrivano dalle cose in cui il Mistero opera e ci chiama ad aderire: questa è la condizione per non inseguire un sogno.

Infine l’augurio che faccio a voi come a me stesso è quello di cercare e di amare sempre la vera bellezza, con quello stupore con cui si esprime sant’Agostino quando l’ha incontrata e si è fatto abbracciare da Lei: «Tardi ti ho amato, o bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Ed ecco tu eri dentro di me e io stavo fuori e ti cercavo qui, gittandomi, deforme, sopra codeste forme di bellezza che sono creature tue. Tu eri con me, e io non ero con te. E mi tenevano lontano da Te quelle creature che, se non avessero la loro esistenza in Te, nemmeno avrebbero l’esistenza. Tu hai chiamato e gridato e squarciato la mia sordità. [...] Ti ho gustato e ora ho fame e sete di te. Mi hai toccato e ardo dal desiderio della tua pace».

Cari ragazzi, la giovinezza permane nel tempo quando si è giovani nel cuore, pieni di stupore e di desiderio di vita.

 



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