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SCUOLA/ Lettera alla classe II A: la bellezza non va in vacanza

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Genova: al lavoro dopo l'alluvione di novembre scorso (InfoPhoto)  Genova: al lavoro dopo l'alluvione di novembre scorso (InfoPhoto)

Due provocazioni alla fine di un anno così particolare come questo (o forse, mi correggo, se si guarda bene tutti gli anni sono un po’particolari…)

Finisce un altro anno, fra attesa degli esiti scolastici (quest’anno sì più incerti del solito),voglia di vacanza, ma anche, magari inconfessabile, una certa tristezza per questa beata scuola che finisce, quasi uno strappo nel doverci lasciare, quasi una mancanza per quella provocazione sottile, ma quotidiana, che siamo uno per l’altro. 

Per altri come noi, non lontani da noi, nell’Emilia sconvolta dal terremoto, la scuola è finita in un baleno, quando meno se lo aspettavano, scuola chiusa e via… ma cosa tiene quando tutto crolla?cosa “tiene” per noi in questa fine anno? Cosa insomma resta, è essenziale, è nuovo e ci farà compagnia per tutta l’estate, e il prossimo anno di nuovo? Da cosa non vorremmo andare in vacanza?

Ho ripescato la frase di Pasolini con cui abbiamo iniziato, a settembre, e l’ho riletta per verificane la promessa: «L’occhio guarda, per questo è fondamentale. È l’unico che può accorgersi della bellezza. La visione può essere simmetrica lineare o parallela in perfetto affiancamento con l’orizzonte. Ma può essere anche asimmetrica, sghemba, capricciosa, non importa, perché la bellezza può passare per le più strane vie, anche quelle non codificate dal senso comune. E dunque la bellezza si vede perché è viva e quindi reale. Diciamo meglio che può capitare di vederla. Dipende da dove si svela. Ma che certe volte si sveli non c’è dubbio [...]. Il problema è avere occhi e non saper vedere, non guardare le cose che accadono, nemmeno l’ordito minimo della realtà. Occhi chiusi. Occhi che non vedono più. Che non sono più curiosi. Che non si aspettano che accada più niente. Forse perché non credono che la bellezza esista. Ma sul deserto delle nostre strade Lei passa, rompendo il finito limite e riempiendo i nostri occhi di infinito desiderio». 

Oggi ho scritto il programma svolto, mi son stupita a passare in rassegna i tanti argomenti trattati, gli autori, i brani letti, e come per incanto le parole si son riempite di volti, di sussulti, di sguardi, di quegli sguardi impagabili che si tirano su quando la cosa che dici (e dalla cattedra c’è il privilegio di vedere 30 paia di occhi tutti insieme) colpisce al cuore e ti fa dire “ci sto, è così, è vero anche per me”.

Dante, D’Avenia, Foscolo, i Colloqui fiorentini, Ragazzi di Vita, la cena di Avsi e i biscotti preparati da offrire agli ospiti con cura gratuita, le domeniche al Paverano, l’entusiasmo per I ragazzi di Villa Emma, il Circo della farfalla, la Colletta alimentare, la Mostra dei 150 anni, il tema sulle Foibe, Bassani e la scoperta della famiglia Finzi Contini, l’alluvione e gli Angeli del Fango, Catone intercettato come vero amico, preferito all’allettante Casella; Virgilio, vero educatore, alla sommità del Purgatorio, e poi i volti di ognuno, ad uno a uno, ciascuno col suo segreto, con la sua domanda, col suo stupore. 



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