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SCUOLA/ Promuovere e bocciare sono di destra o di sinistra?

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Ci sono allievi che dallo scacco scolastico ricevono ulteriori forme di umiliazione e di disconferma e peggiorano di conseguenza il loro rapporto con la scuola, altri per i quali invece la ripetizione dell’anno scolastico può rivelarsi nel tempo un’esperienza produttiva. Quanti bocciati hanno saputo egregiamente riscattarsi! Molto dipende da come viene motivata e gestita la bocciatura. Provo a indicare qualche ipotesi di soluzione. Mi piacerebbe che, come accade negli ospedali più attenti al malato dove i medici discutono la terapia con il paziente, anche i consigli di classe organizzassero appositi incontri – so che in qualche caso ciò avviene – con gli alunni bocciati e le rispettive famiglie per concordare un “piano di rientro”.

Perché non offrire, poi, a fianco dei corsi estivi per gli alunni “sospesi” (ex rimandati) anche iniziative di recupero per i bocciati senza lasciarli a se stessi per tutti i mesi estivi? Si potrebbero immaginare appositi crediti da capitalizzare nell’anno ripetuto. Anche se mi pare un po’ forzata, l’idea della bocciatura come “peccato sociale” (visto che essa ha un risvolto negativo anche economico e dunque provoca un danno) mi sembra tuttavia intrigante. Perché, allora, non organizzare delle forme di restituzione più o meno come accade per i bulletti che devono rimediare con qualche servizio sociale ai danni provocati?

E infine perché, in una prospettiva più generale, non tornare all’ipotesi – ventilata ai tempi del progetto riformistico del ministro Moratti – delle bocciature a scadenza biennale? Se si pensa alle difficoltà nel passaggio, per esempio, tra scuola media e istituti secondari, potrebbe dimostrarsi efficace il ricorso a un “cartellino giallo” al termine del primo anno con la lista delle materie da rimediare, attraverso apposite iniziative, nel corso della classe successiva nella prospettiva di evitare alla fine del biennio l’impietoso e definitivo “cartellino rosso” della bocciatura.

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