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SCUOLA/ Concorso presidi, così il Tar getta la Lombardia nel caos

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Ci sono stati, è vero, ricorsi che potevano essere ammissibili quando si trattava, anche nell’incertezza, di difedere diritti compromessi da procedure o discutibili modalità di operare. Ma c’è stato un dilagare forzoso dello strumento che ha incrementato una incapacità di accettare esiti di prove o regole del gioco chiare. Basti ricordare quando in queste pagine si segnalò addirittura il rischio di rinvio delle prove scritte.

Tuttavia non si può evitare di considerare la responsabilità di un’amministrazione scolastica in evidente difficoltà da tempo, un’amministrazione che per  molti anni non ha saputo indire regolarmente concorsi (non solo dei dirigenti) e, una volta indetti, non ha saputo far funzionare ovunque con correttezza ed efficacia quelli avviati,  anche a fronte di precise e chiare proposte migliorative che anche Disal ha sempre fatto, al fine di controllare e coordinare efficacemente i propri funzionari e le nomine. 

Insieme con l’amministrazione la responsabilità va ai ministri di questi 15 anni dai quali dipendeva il buon funzionamento dell’amministrazione ed un serio reclutamento del personale, lo stesso buon funzionamento che questa e quelli hanno sempre preteso dalle singole scuole.

Da troppo tempo si è dimenticato che il buon esempio viene dall’alto e lo si dimentica tutt’ora. Resta adesso la speranza che questo ministero e questa amministrazione, con uno scatto di dignità immediatamente valuti l’opposizione alla sentenza: i danni che potrebbero derivare dalla sua operatività alla scuola italiana in primis (oltre che ai vincitori delle prove) sarebbero gravi e veramente ingiusti.

Uno scatto forte di dignità necessita, oppure qualche dimissione alla fine diventa necessaria.

 



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