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SCUOLA/ Cronaca di un terremoto infinito. La preside: non so se ce la faremo

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La segreteria della scuola a Novi di Modena (foto R. Garuti)  La segreteria della scuola a Novi di Modena (foto R. Garuti)

Dalle informazioni messe a disposizione dalla Regione si evince che i tempi di consegna “chiavi in mano” sono variabili, ma ragionevolmente nessuno arriverà a consegnare i prefabbricati prima della fine di settembre mettendo in successione i tempi dell’aggiudicazione, della consegna delle aree, della progettazione esecutiva, dell’approvazione del progetto e della successiva data di inizio lavori (da cui far partire i 40 o 50 giorni previsti dal bando), e forse possiamo considerare come limite ragionevole la fine di ottobre. Cosa fare e soprattutto dove svolgere attività didattica dal 17 settembre alla consegna dei prefabbricati non è chiaro, soprattutto in quei comuni come quello di Novi dove non ci sono spazi e luoghi disponibili. Credo che sia necessario uno sforzo di fantasia, di creatività per garantire ai ragazzi e alle famiglie un inizio di anno scolastico sensato. Il problema non è tanto la validità o meno dell’anno scolastico, ma piuttosto fornire un servizio alle famiglie che nel frattempo avranno dovuto cercare o sistemare casa, riprendere, quelli fortunati, il lavoro.

Noi, come scuola, stiamo cercando di farci venire delle idee, ma sistemare circa 800 tra bambini e ragazzi ( la scuola dell’infanzia si spera cominci regolarmente) di due frazioni diverse non sarà impresa banale. Un’ipotesi che sta circolando è quella di portare i bambini e i ragazzi in un comune vicino facendo i doppi turni pomeridiani con una scuola superiore sufficientemente capiente; tuttavia, a parte le difficoltà logistiche del trasporto di bambini piccoli, la sola idea di andare via dal territorio comunale crea non poche ansie e sarebbe contrario a quanto dichiarato dal presidente Vasco Errani e dall’assessore regionale all’istruzione: “se possibile nessuno uscirà da proprio comune”.

La fuga dei bambini e delle famiglie − È un fenomeno strettamente collegato all’incertezza sul futuro appena descritta. Per ora la situazione sembra essere sotto controllo, ma la prova del nove si avrà nel mese di agosto. A Rovereto, in particolare, dove la popolazione è costituita da famiglie giovani con bambini e che spesso lavorano a Carpi, comune vicino molto più grande, le abitazioni sono state lesionate in modo più pesante rispetto a  Novi e diverse famiglie chiedono di portare i figli in altre scuole di comuni vicini. Magari hanno trovato casa in comuni limitrofi, forse hanno anche il lavoro nello stesso comune e quindi l’idea di spostare i bambini e i ragazzi in altre scuole è del tutto comprensibile. Essendo scuola dell’obbligo, le altre scuole devono accogliere queste richieste, e noi siamo obbligati a rilasciare il nulla osta per il trasferimento. Se il fenomeno dovesse aumentare, si aprirebbero nuovi scenari come ad esempio la riduzione degli organici nella scuola di Novi e Rovereto, la riduzione del numero di classi. Diventerebbe poi complicato ritornare in corso d’anno, o magari anche dopo un anno, nella scuola di provenienza: i figli si farebbero nel frattempo nuovi amici, avrebbero nuovi insegnanti. E questo aggiunge incertezza ad incertezza. È un fenomeno difficile da contrastare se non attraverso assicurazioni che forse in questo momento nessuno può dare. Possiamo solo augurarci che non muoiano le comunità, creando una nuova forma di “deserto” oltre quello delle macerie.

Un banco di prova − Il nostro comune è parte di una rete di comuni, i comuni dell’Unione Terre d’Argine, che condividono una pluralità di servizi, tra i quali molti dei servizi scolastici (trasporto, mensa, etc.). Questi comuni sono su una direttrice nord-sud rispetto alla via Emilia, e diversamente colpiti dal terremoto. 

 



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