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SCUOLA/ Cronaca di un terremoto infinito. La preside: non so se ce la faremo

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La segreteria della scuola a Novi di Modena (foto R. Garuti)  La segreteria della scuola a Novi di Modena (foto R. Garuti)

Nel comune di Novi di Modena (bassa modenese, al confine con la Lombardia) la mia scuola è un istituto comprensivo di sei plessi (infanzia, primaria e secondaria di I grado). Tre di questi sono a Novi e tre sono a Rovereto sul Secchia, a 13 km da Novi. Accoglie anche i ragazzi della terza frazione, Sant’Antonio in Mercadello. L’istituto ha 51 classi per 1.128 alunni e 119 tra docenti e non docenti. Altra caratteristica dell’istituto è la massiccia presenza di alunni stranieri (media del 33% a fronte di una media regionale del 15%): forse qualcuno non si ricorderà, ma qualche mese fa siamo assurti alle cronache nazionali come primo comune italiano nel quale il numero di nati stranieri ha superato il numero dei nati italiani. 

Il terremoto: 20 maggio e 29 maggio 2012 - La scossa del 20 maggio ha avuto come epicentro Finale Emilia che si trova a circa 25 km a est da Novi. La paura è stata tanta, ma per fortuna era sabato notte e le scuole erano vuote. Abbiamo trascoro la domenica mattina a contare i danni. Il municipio era inagibile, ma le scuole non sembravano troppo danneggiate: “solo” la scuola media di Rovereto risultava inagibile insieme alla parte vecchia della primaria, sempre di Rovereto. Ci siamo organizzati e dopo i primi lavori di messa in sicurezza di quel che rimaneva in piedi, lunedì 28 maggio tornavamo alla quasi normalità: a Novi tutti gli alunni rientravano a scuola, mentre a Rovereto avevamo organizzato i doppi turni tra i bambini delle ultime due classi elementari e i ragazzi delle medie.

Martedì 29 maggio, alle 9.02, la scossa di 5.9 con epicentro molto vicino a noi ci ha colti di sorpresa. In pochi minuti i ragazzi sono usciti in ordine dalle classi, secondo la corretta procedura. Io con il cuore in gola sono corsa a Rovereto e anche lì tutti i bambini erano fuori, nessuno si era fatto male. Non mi stancherò mai di dirlo, come prof e come preside. Lo confesso, ho sempre sentito come un dovere noioso la procedura delle prove di evacuazione, mi sono sempre sembrate un gioco che faceva perdere tempo, ore preziose di lezione. Mi sono resa conto che invece quelle esercitazioni hanno salvato la vita dei bambini: mettersi sotto i banchi, sentire il doppio suono della tromba dei bidelli che è il segnale che si può uscire, farlo in fila ha permeso a tutti di non farsi prendere dal panico perché ognuno ha un compito che conosce e sa cosa deve fare. 

Il bilancio sugli edifici scolastici questa volta è stato molto pesante: 4 plessi da abbattere (elementari e medie sia a Novi sia a Rovereto), si sono salvate le scuole dell’infanzia perché a un piano solo. Attualmente la scuola dell’infanzia e il nido di Novi sono la sede del Coc (Centro operativo comunale) in quanto tutto il centro storico di Novi è zona rossa, inagibile. La situazione a Rovereto è, se possibile, ancora più grave: due zone rosse (centro e abitazioni intorno alla scuola). Come tutti sanno, il tetto della chiesa è crollato e ha ucciso il parroco di Rovereto, don Ivan, che stava cercando di portare in salvo insieme a due vigili del fuoco una Madonna del ’600. 

Di nuovo credevamo fosse finita, invece alle 13.00 un’altra scossa ha distrutto quel poco che era rimasto in piedi e ha fatto crollare abitazioni ed edifici pubblici, già pesantemente lesionati: questa volta la scossa è stata lunghissima, e molti di noi hanno visto i campi di grano sollevarsi come un’onda. Nessun ferito: tutti erano fuori nei giardini e nei parchi.



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