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SCUOLA/ Cronaca di un terremoto infinito. La preside: non so se ce la faremo

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La segreteria della scuola a Novi di Modena (foto R. Garuti)  La segreteria della scuola a Novi di Modena (foto R. Garuti)

In particolare i comuni più a sud sono stati colpito pochissimo o quasi niente, mentre i comuni come Novi, a nord, sono stati devastati in quanto il terremoto ha colpito in direzione est-ovest e Novi e Rovereto si trovano esattamente su una delle cosiddette “pieghe ferraresi”, cioè le faglie che si sono mosse. Senza voler fare una graduatoria di chi è più terremotato, è però evidente che dal punto di vista politico il terremoto costituisce un banco di prova di questa nuova entità istituzionale. Ad esempio a Carpi, che non ha edifici scolastici da abbattere e che per questo ha richiesto i moduli (strutture provvisorie da utilizzare nel tempo della rimessa in sicurezza degli edifici), presumibilmente e giustamente comincerà l’anno scolastico con regolarità il 17 settembre, mentre Novi e Soliera (altro comune colpito) non potranno cominciare prima dell’arrivo dei prefabbricati. Ed è solo un esempio, fra i mille che si possono fare in una situazione di grande eterogeneità. 

Riuscirà l’Unione Terre d’Argine a sopravvivere come entità istituzionale alle tensioni inevitabili che si creano fra comuni diversi visti anche i pochi fondi delle casse dei diversi comuni? Possono o debbono i comuni dell’Unione meno colpiti venire in aiuto a quelli più colpiti? Chi paga che cosa?  È un po’ come l’Europa, e noi siamo in questo momento la Grecia dell’Unione Terre d’Argine. Anche in questo caso credo che sia necessario sviluppare la fantasia, inventarsi un progetto di comunità che galvanizzi le forze migliori. Ma non so se ce la faremo.

 

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