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SCUOLA/ Monti chi sceglierà fra "Trento" e Profumo?

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Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)

Parlo della recente sentenza della Corte costituzionale, la quale, oltre alla bocciatura del dimensionamento delle scuole deciso dall’ex ministro Gelmini, ha avuto modo di mettere in evidenza come lo Stato continui a legiferare come se la riforma del Titolo V non ci fosse. Altro modo per dire che lo Stato, al di là di destra o sinistra al governo, non ne vuole sapere della sussidiarietà, non si fida cioè della responsabilità delle autonomie locali, non si fida dei propri cittadini.

Cosa ha fatto allora il legislatore, sapendo che la Corte avrebbe bocciato la sua legge? Ha introdotto una norma di salvaguardia che, per la riduzione della spesa, ha reso comunque 1000 scuole in Italia “acefale”, cioè senza preside e segretario (o direttore dei servizi). E la funzionalità del servizio? Domanda senza risposta. Ma i ministeriali, cioè i tecnici al servizio del “governo dei tecnici”, conoscono la realtà?

Non solo. Lo stesso ministero ha sottoscritto con i sindacati una nota per regolamentare la mobilità dei presidi. Norme su norme, dunque, in barba all’etica delle responsabilità, oltre che alle leggi in vigore.

Eppure le competenze dovrebbero essere chiare, per lo Stato, per le Regioni, per gli enti locali, per le scuole autonome. Ma tant’è.

La novità, invece, riguarda la bozza di accordo da poco uscita dalla IX commissione della Conferenza Stato-Regioni intitolata “Finalità, tempi e modalità di attuazione del Titolo V della Costituzione” sui temi della istruzione e della formazione. Se approvato, l’accordo Stato-Regioni dovrebbe entrare in vigore il 30 giugno 2013. Il testo di questo accordo tratta delle competenze legislative, del trasferimento delle funzioni amministrative, degli organici, del dimensionamento e del trasferimento dei beni e delle risorse. Sarà la volta buona? Le Regioni dovranno, quindi, assumersi in toto le risorse umane, strumentali e finanziarie delle scuole. 

Resta un dubbio: il 2013 dovrebbe essere, a meno di un anticipo ad ottobre, l’anno delle elezioni politiche e del cambio al Quirinale. Con giochi ad oggi difficilmente prevedibili. Il “governo tecnico”, vincolato per definizione alla verità dei problemi, come si espresse il primo Monti, avrà la forza per assumere decisioni adeguate a questa svolta epocale della nostra storia, con la fine cioè del centralismo ministeriale?

Avrà la forza e la lungimiranza per introdurre spicchi di etica della responsabilità in tutta la pubblica amministrazione, per farla diventare poi modello di virtù civile per tutto il nostro Paese?

Senza etica della responsabilità personale, lo sappiamo, non si esce dalla crisi che sta ridisegnando valori e priorità. Tutto il resto è chiacchiericcio politico-sindacale.

 



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