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SCUOLA/ Il latino e il greco? Non cadiamo nella "trappola" dello zoo

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Non mi sento tuttavia di affermare che, pur a queste condizioni mortificanti, l’insegnamento della lingua latina sia inutile. Essa è comunque, di per sé, una materia che può portare gli studenti a un livello di riflessione e a una profondità di pensiero che altre materie non offrono; ricercare il significato e l’etimologia delle parole, conoscere la struttura delle frasi e riuscire ad accostare alcuni testi, semplici ma non banali (né di forma né di contenuto), è un arricchimento prezioso per un giovane. Anzi, proprio il fatto che la dimensione umanistica dell’insegnamento è spesso tacitata dal prevalere di una concezione funzionalistica dello studio (per cui in fondo conta quanti esercizi si sanno risolvere, in tutte le materie), rende il contributo speculativo del latino ancora più significativo. Vale la pena di far propria l’esortazione della Sibilla a Enea: Tu ne cede malis sed contra audentior ito/quam tua te fortuna sinet (“Non tirarti indietro dalle avversità, ma fatti sotto con più audacia di quanto la tua sorte ti permetta”, Aen. VI, 95-96). Se ce l’ha fatta Enea a scendere agli inferi e a ritornare, non sarà anche possibile insegnare un po’ di buon latino alle medie?



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COMMENTI
21/07/2012 - far pubblicità al latino (Giuseppe Crippa)

A distanza di tanti anni da quando studiavo il latino non posso che confermare quanto afferma il prof. Botturi: “… E’ una materia che può portare gli studenti a un livello di riflessione e a una profondità di pensiero che altre materie non offrono; ricercare il significato e l’etimologia delle parole, conoscere la struttura delle frasi e riuscire ad accostare alcuni testi è un arricchimento prezioso per un giovane”. Non credo però che questo intrinseco valore debba essere difeso dallo Stato con l’obbligatorietà ma con un costante lavoro di promozione di cui ancora una volta si dovrebbero fare carico tutti coloro, professori in primis, che credono nel suo valore formativo.