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SCUOLA/ Concorso presidi, il Tar smaschera i giochini della "politica"

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Ma questo vale a maggior ragione a livello nazionale, dove le discrepanze di criteri e di contenuti è giunta al massimo. Nuova Secondaria ha parlato di “aporie del centralismo amministrativo”. Prima si è aperto eccessivamente il ventaglio delle condizioni per concorrere. In Francia, per esempio, sopra i cinquant’anni non si può concorrere. Ma neppure cinque anni di ruolo sono considerati sufficienti. Su questa larghezza di ventaglio e di illusioni hanno lucrato autori di libri per quiz, formatori, sindacati, università. La spesa che ogni candidato ha sostenuto è variata dai mille ai 3mila euro. Poi si è passati all’operazione-quiz, il cui scopo principale è stato quello di sparare a zero nel mucchio per togliere di torno migliaia di concorrenti... che neanche Bava Beccaris in Piazza Duomo. Non ci si sofferma qui sui contenuti e sulla somministrazione, il tutto già oggetto di migliaia di ricorsi. 

Poi il fortunoso insediamento delle commissioni, presiedute da docenti universitari, lontani mille miglia dalla scuola reale. La formulazione dei criteri per i due scritti successivi è stata demandata alle singole commissioni regionali. Ma alcune commissioni hanno reso pubblici i criteri dopo gli scritti! I bandi regionali per gli scritti sono stati straordinariamente variegati. Le procedure amministrative sono nazionali, ma criteri, contenuti, metodi di valutazione sono divenuti regionali: dal centralismo formale all’anarchia reale. Solo il secondo scritto appariva utile al fine dell’identificazione delle competenze-chiave professionali dei candidati-dirigenti. Ma poiché la regola prescriveva la sufficienza in tutti i due scritti per passare all’orale,  bastava che il primo – dedicato a filosofie politiche e istituzionali generali – fosse giudicato insufficiente, perché il secondo – quello più funzionale alla verifica di competenze dirigenziali – non fosse neppure letto. E il candidato veniva bocciato!

C’è un altro modo per selezionare i dirigenti futuri? Quello che si pratica in Francia, per esempio. Restrizione del ventaglio di accesso ai concorsi, “storico” del curriculum professionale, breve scritto di due ore e colloquio personale approfondito con il candidato, condotto da persone sperimentate, provenienti dall’universo scolastico. In Germania seguono metodi analoghi.

Lamentarsi ora del futuro immediato di molte scuole, destinate a reggenze multiple, è esercizio tanto futile quanto ipocrita. Perché le inadempienze e le vaste complicità politiche, burocratiche e sindacali vengono da lontano. Il circolo vizioso è ormai secolare: prima si rinvia per anni la risposta alle necessità di organico; poi si mette insieme, con la logica dell’emergenza, creata dai lunghi rinvii, una procedura lunga, complicata, spesso impraticabile, formalmente nazionale ed equa, realmente localistica e iniqua; poi, ed infine, arriva la valanga dei ricorsi. In questa sarabanda nessuno si assume le responsabilità e le colpe, che vengono scaricate sull’oggettività fatale di un labirinto politico-sindacale-amministrativo, figlio di tutti e di nessuno. Ora finalmente si è trovato il capro espiatorio nel Tar della Lombardia. Sì, perché altri Tar regionali, di fronte a palesi violazioni, hanno fatto orecchie da mercante.



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COMMENTI
23/07/2012 - no ai modelli stranieri presi di peso (giulia sidoti)

Condivido pienamente il concetto di labirinto politico, sindacale e amministrativo, foriero di dannose conseguenze in qualunque campo lavorativo, e quello ancor più pesante che riguarda partiti e i sindacati a ragion veduta definiti come complici ancelle del tortuoso e insano sistema amministrativo, ma non ricalcherei di peso gli altri sistemi europei, spesso troppo limitanti; oggi, spesso, le carriere iniziano tardi e molti validi ingegni verrebbero messi fuori gioco a causa dell'età. Questo fattore, talvolta, invece, può figurarsi come un valore aggiunto. E' bene comparare i vari sistemi, ma credo sia più opportuno crearsene uno realisticamente aderente alle proprie necessità sociali.