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SCUOLA/ Docenti e nuove province, caos al via

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Morzenti non ha dubbi su chi si abbatterà con più veemenza la scure dei tagli: “L'impatto più immediato dei tagli - ammesso che questo testo rimanga tale, prima dei 60 giorni della reale entrata in vigore - sarà sul personale docente perché, ad oggi, ci sono insegnanti che hanno maturato diritti contributivi previdenziali e non sanno se il primo di settembre potranno entrare in aula. Comprendo che ci possano essere emergenze finanziarie, ma applicare delle regole in corso d'opera dal punto di vista previdenziale sugli insegnanti senza una contestuale politica di nuove assunzioni, o senza l'avvio di nuovi concorsi, mi sembra un provvedimento sganciato dall'assetto complessivo del sistema. Non tralasciamo, poi, gli effetti sulle spese vive di funzionamento degli istituti come manutenzione ordinaria e straordinaria e spese di gestione”.

Come influiranno, invece, gli accorpamenti provinciali? “Le province hanno una competenza - continua Morzenti Pellegrini - sulla rete scolastica cioè sulla programmazione dell'offerta formativa delle scuole secondarie superiori, e l'allargamento dei confini cambia completamente le carte in tavola. Si tratta, in sostanza, di occuparsi di programmi scolastici di territori che non si conoscono che, a loro volta, comprendono zone diversissime fra loro. Ad esempio, se consideriamo territori come le province di Bergamo o Brescia che partono dall'alta montagna e arrivano alla pianura, sono già in difficoltà perché devono gestire problemi e strutture di entità molto differenti. Se ad essi vengono accorpati territori ancor più estranei sarà un vero e proprio caos: il problema non sarà più a chi toccherà la manutenzione di questo o quell'istituto, ma chi avrà la competenza finale per gestire la programmazione dell'offerta formativa. Un compito assai più impegnativo”.

Un soluzione per gestire la disomogeneità dei territori, però, ci sarebbe: “Tornerebbe in auge - dice ancora Morzenti Pellegrini - l'idea che circolava anni fa e che andava nella direzione della costruzione di ambiti territoriali. A mio avviso, questa è l'unica soluzione per gestire questi nuovi macro-territori”. Cosa ne sarà, dunque, del personale che deve far fronte a più cattedre o, peggio, per alcuni presidi che sostengono un doppio incarico? “Ci sarà molta confusione perchè non è stata, ancora una volta, attuata una programmazione seria - afferma Morzenti Pellegrini -. Ad esempio, in questi giorni è stata sospesa l'efficacia delle procedure concorsuali che avrebbero consentito di nominare, in Regione Lombardia, 350 nuovi dirigenti. Il personale docente rischia di non avere più una guida”. 

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