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SCUOLA/ Invalsi, più federalismo per curare italiano e matematica

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Del resto quello dei comportamenti scorretti è un problema istituzionale e non meramente locale: il rapporto preannuncia che quest’anno le misure riferite al cheating saranno effettuate non solo sulle classi del campione, per garantire la pulizia dei dati medi, ma su tutte le scuole d’Italia: le classi dove si saranno riscontrati comportamenti anomali non avranno la restituzione dei loro risultati, e il dirigente avrà una specifica informativa sul comportamento delle singole classi; questo per evitare che se la scuola decide di pubblicare i risultati essi risultino indebitamente “gonfiati”. 

Il rapporto indaga anche quanto della differenza fra i risultati degli alunni è spiegato dalle loro diverse condizioni di background, il che si è fatto utilizzando fra gli altri i dati di contesto socio-economico e culturale (Escs), rilevati nelle classi V primaria, I secondaria di I grado e II secondaria di II grado. Attraverso modelli di regressione multivariata è stata isolata l’incidenza del dato Escs rispetto ad altre variabili (come l’essere femmina, straniero di I e II generazione, anticipatario, ritardatario, avere certi voti a scuola ecc.). Da questa analisi si evince tra l’altro che i risultati delle prove sia di italiano sia di matematica sono del tutto congruenti con i voti relativi attribuiti nel primo quadrimestre dagli insegnanti di classe. 

Le differenze grezze fra le regioni sono state confrontate con le differenze “depurate” dagli elementi Escs (ultime pagine del rapporto): in alcune regioni il dato grezzo è depresso da effetti di composizione, in altre la composizione gioca in senso inverso (per esempio rispettivamente la Campania e il Lazio, sia in I secondaria di I grado sia in II secondaria di II grado). Nonostante ciò, complessivamente l’ordinamento delle diverse regioni e la distinzione tra Sud e Nord non sembra spiegabile dal solo operare di effetti di composizione.

Evidentemente, i fattori che determinano la divisione dell’Italia in due distinte realtà non sono riconducibili solo al campo dell’istruzione e dei suoi indicatori specifici, come si capisce indirettamente dall’articolo di Luca Antonini su queste colonne, né è possibile che il miglioramento sia affidato solo all’azione interna delle scuole. D’altra parte, è diventato fin troppo evidente anche per i più critici dell’economia dell’istruzione che il fattore “capitale umano” condiziona fortemente la capacità economica e le possibilità di recupero dell’Italia, e delle zone del Sud in particolare. Non è escluso che buona amministrazione, controllo sulla spesa delle Regioni, sostegno sussidiario all’economia che superi una fallimentare logica assistenziale, possano avere effetti positivi sui risultati dell’istruzione; come pure una migliore gestione dell’istruzione, con reti di scuole capaci di produrre miglioramento, una più oculata attuazione di progetti finanziati con denaro europeo (i famosi progetti Pon), e formazione di qualità potranno influire positivamente sul contesto. Nonostante le molte difficoltà, avendo raggiunto una certa chiarezza sul problema, e non essendoci comunque i soldi per tirare avanti così, vale la pena di provare a fare “l’unità d’Italia”: più che mai indispensabile è che il ministero per la coesione territoriale affianchi il Miur nell’impresa.



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