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SCUOLA/ Tfa, rinunciare è sbagliato. Risposta a Silvia Avallone

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Giovani prof precarie dopo una manifestazione (InfoPhoto)  Giovani prof precarie dopo una manifestazione (InfoPhoto)

Esattamente, qual è il motivo per cui vale la pena insegnare? Lei accenna al fatto che lo scopo valido della scuola è che gli alunni diventino «cittadini liberi e intraprendenti». Ma si può davvero desiderare che il ragazzo che mi trovo di fronte diventi un “cittadino”? Mai nessun mio insegnante ha voluto che io diventassi un “cittadino”, e li ringrazio perché non mi hanno considerato come una mera serie di diritti/doveri sanciti da leggi. I professori che ho più amati hanno avuto a cuore che io mi formassi, appunto, come persona, dunque in tutte le mie dimensioni. Questo lavoro richiede molto più impegno, molto più rischio personale, ma per meno di questo rischio varrebbe la pena spendere tempo e denaro? È al livello di questo impegno di tutto sé stesso che si colloca la dignità del docente, non altrove.

Forse parrò un ingenuo, animato da una sorta di fuoco di gioventù che non tiene conto dei problemi reali del Paese e del suo sistema scolastico, oramai in sfacelo. Ma se questa ingenuità è l’unico modo perché l’affascinante professione dell’insegnante non perisca sotto il duplice attacco portato dalle panie del legislatore e dallo scoramento di chi quella stessa professione vorrebbe intraprendere, vale la pena tenerla desta.

 

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