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SPENDING REVIEW/ Scuola, i tagli alle Province? Non toccheranno le scuole

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Enrico Bondi insieme al premier Mario Monti (InfoPhoto)  Enrico Bondi insieme al premier Mario Monti (InfoPhoto)

Veniamo, invece, al fattore che, potenzialmente, potrebbe condizionare l’operatività degli istituti scolastici: «Il contributo delle Province al risanamento dei conti è  stato definito in misura pari ad una riduzione di trasferimenti di 500 milioni nel 2012 e 1 miliardo dal 2013». Posto così, sembra un semplice taglio lineare. «Nel decreto sulla spending review - continua il professore - si afferma che le riduzioni da imputare a ciascuna provincia, sono determinate tenendo conto anche dell’analisi della spesa effettuate dal commissario straordinario». Bondi, in particolare, «ha analizzato la spesa per consumi intermedi delle pubbliche amministrazioni sulla base delle rilevazioni del Sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici (Siope)». Ovvero: «tutte le spese (a ciascuna della quali è stato collegato un codice) effettuate da ogni singola Provincia sono state comparate sulla base di una serie di criteri quali la popolazione o il numero di persone afferenti ad un determinato ente».

Da questo punto di vista, quindi, potrebbe determinarsi qualche problema interpretativo: «Si è trattato di un’operazione di standardizzazione dei costi basata su strumenti tutto sommato rudimentali e su informazioni non adeguatamente approfondite. Sono risultate, infatti, una serie di anomalie derivanti dal non aver tenuto in debita considerazione la necessaria differenziazione da operare all’interno di categorie di spesa differenti sulla base delle attività svolte dai diversi enti. Non è possibile, ad esempio, applicare il calcolo mediano della spesa standard per l’energia elettrica ad un ente come l’Istituto nazionale di Fisica nucleare, i cui soli Laboratori nazionali del Gran Sasso consumano 6-7 milioni di euro l’anno». Le obiezioni metodologiche espresse dalle Province, quindi, possono essere considerate legittime. «Si tratta, tuttavia, di un processo graduale, correggibile nel tempo, e connotato da quegli errori derivanti dal fatto che, per la prima volta, in Italia, si è iniziato ad analizzare questi dati con attenzione e in tempi contingentati per la necessità di salvare, quanto prima, i conti pubblici ed evitare l’incremento di due punti dell’Iva che avrebbe avuto effetti devastanti sulle attività economiche». 

In ogni caso, le preoccupazioni espresse dal presidente dell’Upi vanno ridimensionate: «La riduzione relativa al 2012 colpirà esclusivamente le spese non impegnate mentre, per quanto riguarda il 2013, credo che un’attenta ricognizione dell’acquisto di beni e servizi non sia solo doverosa, ma anche fattibile. Il ministero dell’Istruzione, ad esempio, ha avviato una propria iniziativa di spending review, addirittura precedente alla stessa nomina del commissario Bondi. Si spendono, ad esempio, per i servizi esternalizzati di pulizia delle scuole risorse del tutto superiori ai costi di produzione diretta ed alla qualità delle prestazioni ricevute». Se accade questo, c’è un motivo: «Sono in essere da anni convenzioni con società, cooperative ecc. alle quali il servizio venne affidato direttamente, alcuni questi contratti sono scaduti e in prorogatio». 



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COMMENTI
25/07/2012 - Le province e l'arte della manutenzione scolastica (Sergio Palazzi)

Premesso che le province sarebbero già dovute sparire dalla costituzione repubblicana nel momento in cui venivano istituite le regioni. Premesso che per eliminarle del tutto, cominciando dai loro organi di governo elettivi, è necessaria la revisione costituzionale, e che il deficit politico e i tempi ristretti comporteranno una pesante spesa per il riassestamento (che non eviterà una spesa ulteriore quando una maggioranza di governo stabile e lungimirante affronterà il problema con una definitiva scure). Premesse le tonnellate di pagine che sono state scritte sull'argomento, dall'einaudiano "Via il Prefetto!" in poi. Tutto ciò premesso, fa raggelare che i rappresentanti delle province agitino lo spauracchio del "chi farà la manutenzione delle scuole?". Le sedi di scuole superiori ed università, attualmente in capo alle province, sono un esempio clamoroso di mancata programmazione e incapacità di gestire la spesa secondo il criterio dei costi e benefici. Questo lo vedo nelle province che frequento più spesso, che non so se siano le più virtuose ma sono comunque nella fascia alta: dove si vede qualche sforzo di buona volontà, dove si può trovare più di un funzionario solerte e competente e pure qualche decorosa squadra di manutentori. Figuriamoci cosa deve succedere in altre parti del paese. La risposta a "ma chi si occuperà di edilizia (e manutenzione, e trasporti,...) per le scuole?" dovrebbe essere "chiunque lo farà, difficilmente lo farà peggio delle province attuali".