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SCUOLA/ Le due Italie? Una studia, l'altra copia

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Se confrontiamo i dati di italiano di Invalsi 2012 con Pisa 2009, che sono gli ultimi disponibili aventi ad oggetto la lettura, vediamo che le due rilevazioni sono molto simili in termini di risultati riprodotti. Il che, tra l’altro, costituisce una validazione esterna della nostra rilevazione.

Cosa emerge invece dai dati relativi al cheating, ossia i comportamenti scorretti?

Qui ci sono due problemi. Il primo è prettamente tecnico. Il cheating infatti introduce una «ferita» nei dati; dal punto divista statistico abbiamo buoni strumenti per individuarlo e correggerlo, ma la cicatrice rimane. La cosa confortante è che là dove abbiamo intrapreso una campagna informativa i risultati si sono visti; anche se in certe regioni, come la Sicilia, questo è stato meno vero che altrove.

E l’altro problema?

Quello che non si riesce a correggere è − mi passi il termine − la devastazione educativa rappresentata dal cheating, perché nel momento in cui un insegnante consente agli studenti di copiare o, ancora peggio, suggerisce loro le risposte, fa passare un messaggio estremamente negativo. Sta dicendo ai suoi studenti, con un esempio cattivo e «autorevole», che quel che conta è imbrogliare. È un atto profondamente egoistico che contribuisce a nascondere le carenze degli studenti, quando un intero sistema sta facendo tutto il possibile per individuare le distanze e per colmarle.

A settembre ci sarà la restituzione dei dati. Come l’Invalsi intende favorire l’autoanalisi delle scuole?

Innazitutto, facilitando la lettura dei dati. Fin dalla prossima restituzione aiuteremo le scuole proponendo loro delle piste interpetative; dal canto loro, le scuole hanno la facoltà, il compito e l’onere di trovare le modalità per mettere in piedi sistemi di autovalutazione che promuovano un miglioramento. In questa fase è superfluo dire che il dirigente scolastico ha un ruolo chiave.

L’altra faccia della valutazione è la possibilità, per una scuola, di comunicare all’esterno i risultati. L’istituto intende dare supporto anche in questa fase?

Non vogliamo entrare nella facoltà delle scuole di decidere se pubblicare o meno i dati. Ciò che invece l’Invalsi, anche in collaborazione col ministero, intende fare a servizio della scuola che ha deciso di pubblicare i dati è predisporre un protocollo di pubblicazione affinché quei dati non siano divulgati in modo equivoco e fuorviante per il sistema.

Cosa auspica per l’Istituto, a conclusione di questa tornata di valutazione?

Le contingenze dell’istituto sono note. Sta cercando di dare il massimo per le risorse disponibili, che però sono insufficienti per realizzare tutti gli obiettivi che abbiamo. Sarebbe bello se potesse finalmente consolidare, dal punto di vista organizzativo, tutte le risorse di competenza che ha al suo interno.



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COMMENTI
27/07/2012 - devastazione (Alberto Consorteria)

Articolo interessante. La devastazione di cui parla l'articolo in un certo passaggio emerge ancora di più se si considera che il così detto esperto di educazione intervistato non è in grado di usare la parola "copiare", "copione", ma sia costretto a usare "cheating". Se questo è l'esperto, se questo è il valutatore... siam messi bene....