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SCUOLA/ Le due Italie? Una studia, l'altra copia

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È fresco di «stampa» il Rapporto annuale Invalsi con le Rilevazioni nazionali sugli apprendimenti 2011-12. Nelle duecento pagine del volumone, tutti i dati, su base regionale, delle fatidiche cinque prove Invalsi che hanno fatto agitare sparuti ma rumorosi gruppi di oppositori contrari alla valutazione, e impegnato, in modo più sereno e assai meno ideologico, gli studenti italiani nel maggio e nel giugno scorso. Una radiografia complessa, quella dell’Invalsi, che attraverso grafici e numeri fa «parlare» la scuola molto meglio di tante analisi sociologiche. In attesa della restituzione dei dati alle scuole, che avverrà a settembre, parla Roberto Ricci, coordinatore del Rapporto e responsabile dell’area prove dell’Invalsi.

L’area geografica più debole si conferma ancora quella del Mezzogiorno. Cosa può dire sotto questo aspetto delle competenze in matematica e in italiano dei nostri studenti?

Dai dati risulta che le differenze tra Nord e Sud, purtroppo, tendono ad aumentare mano a mano che si procede nei livelli scolastici, dalla II primaria su fino alla II superiore. Se questo, da un lato, è determinato dal fatto che più si va avanti più le differenze divengono visibili per ragioni intrienseche, dall’altro è ancora la prova che la scuola del Paese non riesce a colmare queste progressive distanze. Vale sia per italiano, sia per matematica.

Il Raporto contiene dati interessanti che riguardano l’apprendimento degli studenti stranieri rispetto agli studenti italiani, e quello degli studenti stranieri di seconda generazione rispetto a quelli di prima generazione. Cosa può dire in proposito?

Da questo punto di vista la nostra scuola svolge un buon lavoro in termini di azioni finalizzate a colmare il divario, perché le differenze tra gli stranieri di seconda generazione e gli italiani autoctoni sono molto più contenute rispetto agli stranieri di prima generazione. Inoltre, questo avviene in misura maggiore nelle aree in cui gli italiani hanno mediamente risultati migliori, smentendo la facile equivalenza «più stranieri più problemi».

Vuol dire che le aree dove ci sono più stranieri sono quelle nelle quali gli studenti italiani sono più brillanti?

Esatto. Lombardia, Veneto ed Emilia, le tre regioni con più stranieri, sono anche quelle con i risultati più alti in italiano e matematica per gli studenti italiani.

Il miglioramento in seconda generazione è merito degli studenti o merito della scuola?

Non abbiamo gli elementi per dirlo, ma la scuola una buona parte di questo merito ce l’ha, perché gli studenti di seconda generazione sono figli di genitori non italofoni, e dunque se la scuola riesce a ridurre queste distanze vuol dire che fa bene il suo lavoro.

In sede di elaborazione dei risultati lei ha tenuto a sottolineare l’importanza del voto di ogni studente espresso in termini di differenza dal voto medio della classe stessa. Cosa significa e perché?



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COMMENTI
27/07/2012 - devastazione (Alberto Consorteria)

Articolo interessante. La devastazione di cui parla l'articolo in un certo passaggio emerge ancora di più se si considera che il così detto esperto di educazione intervistato non è in grado di usare la parola "copiare", "copione", ma sia costretto a usare "cheating". Se questo è l'esperto, se questo è il valutatore... siam messi bene....