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EDUCAZIONE/ Un prof: c'è qualcosa nei giovani che l'ateismo non può soffocare

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Caravaggio, Vocazione di Matteo (1599-1600, particolare; immagine d'archivio)  Caravaggio, Vocazione di Matteo (1599-1600, particolare; immagine d'archivio)

Queste domande come anche le altre sul senso della Chiesa per credere in Dio (Robin) fanno vedere come i giovani, anche in mondo completamente secolarizzato, colgono immediatamente le questione che occupano il cuore dell’uomo, da sempre.

In un’articolo appena uscito nella Communio tedesca, la rivista internazionale teologica fondata quaranta anni fa da Hans Urs von Balthasar (1905-1988), il grande filosofo della religione francese Remi Brague parla del fallimento dell’ateismo indicando questo criterio. L’ateismo è riuscito ad offrire un mondo che è spiegabile ed organizzabile senza Dio come ipotesi di lavoro e di spiegazione della realtà, ma ciò che non è riuscito a fare, tenendo conto che pur con tutta la forza organizzativa e di ricerca scientifica vi sono minacce che pendono sull’uomo come una spada di Damocle (la distruzione ecologica, la presenza delle bombe atomiche e la pianificazione artificiale delle nascite), è di rispondere alla semplice domanda se sia cosa buona per l’uomo vivere in questo mondo. Brague dice che solo le religioni hanno una risposta a questa domanda.

Esse non sono in tutto conciliabili: alcune proposte religiose si contraddicono e non possono essere armonizzate con un progetto etico universale (Hans Küng), sebbene il dialogo tra le religioni sia importantissimo, come ci ha insegnato Giovanni Paolo II e ci continua ad insegnare Benedetto XVI.

Ma la speranza ultima come cristiano, la trovo, ed anche in questo sono completamente d’accordo con Remi Brague, unicamente in quella decisione di Dio di cui parla Giovanni (1,14): l’incarnazione di Dio in Gesù Cristo. Questa proposta, con l’aiuto di amici, sto offrendo ai miei ragazzi tedeschi, in questo viaggio nelle Dolomiti e durante l’anno scolastico.

 



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