BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ "Fisica in moto", così le teorie prendono corpo

Pubblicazione:

Foto: InfoPhoto  Foto: InfoPhoto

Tra i personaggi intervenuti vi è stato Luigi Mitolo, uno degli ingegneri Ducati impegnati nelle competizioni, che ha tenuto un “Laboratorio di MotoGP” per mostrare, attraverso la sua esperienza in Ducati, come la ricerca scientifica entri in gioco nella progettazione delle moto da strada e da competizione sportiva. L’ingegnere Roberto Costa del reparto Ducati Corse ha invece raccontato del suo lavoro, dove si cerca di simulare il comportamento reale delle moto in un giro di pista, per risolvere problemi osservati e cercare di incrementare le prestazioni. Marco Pierini, professore dell’Università di Firenze, ha poi tenuto una lezione dal titolo “Scienziati della Sicurezza stradale (dinamica del veicolo e sicurezza)” e sempre dall’Università di Firenze, il prof. Giovanni Ferrara è intervenuto per tenere un seminario su “Efficienza del motore”.

Dopo una introduzione sui metodi propri della ricerca scientifica e sull’organizzazione delle attività di ricerca in team tenuta da Giovanni Savino, ingegnere e ricercatore all’Università di Firenze che ha collaborato fin dagli albori del laboratorio Fisica in Moto alla sua realizzazione e al suo sviluppo, gli studenti hanno svolto un’intensa attività di ricerca sperimentale, articolata su quasi 10 ore, da svolgere in team (con la supervisione di due tutor) per scoprire i “segreti” della fisica applicati alle macchine e ai simulatori presenti nel laboratorio Ducati di “Fisica in Moto”. Il lavoro in team è stato svolto con grande curiosità e determinazione e ha permesso di raggiungere obiettivi sorprendenti. Un gioco di squadra, una vera e propria simulazione di quello che scienziati nel mondo della ricerca e ingegneri Ducati nel mondo del MotoGP fanno quotidianamente.

Per dare un’idea più viva conviene lasciare spazio alle parole di chi ha partecipato e si è cimentato in questo strano percorso: gli studenti.

Anna per esempio racconta: “didatticamente ho imparato moltissimo; gli argomenti incuriosivano molto (credo di essere riuscita, nonostante fossero solo 4 giorni, a “torturare” di domande gli organizzatori!) ed erano considerati da punti di vista differenti, molto più reali ed efficaci, rispetto a quelli che si utilizzano quando si siede dietro il banco di scuola”. Ma c’è una precisazione che ha tenuto a fare: “In soli quattro giorni abbiamo avuto modo di imparare tantissimo, ma io escluderei che si sia trattato solo di didattica. Se l’obiettivo era ampliare le nostre conoscenze, farci crescere come persone, insegnarci a collaborare, a lavorare ed a condividere con altri... se l’obbiettivo era particolarmente umano, più che scolastico... direi che è stato centrato in pieno”.

Oppure Massimo, che, tra l’altro, si è dovuto assentare una giornata per andare a Roma a ritirare un premio consegnato dal ministro dell’Istruzione: “posso dire di aver scoperto molto di più di quello che mi sarei aspettato. Tuttavia quando dico ‘scoperto’ non voglio dire di aver appreso nuovi concetti teorici, bensì di esser riuscito a comprendere come il più delle volte, anzi quasi sempre, prima della teoria c’è l’esperienza, il toccare con mano gli oggetti”. Come altri, racconta delle attività di ricerca in team, e nota una diversità rispetto alle attività didattiche come fatte solitamente a scuola: “a differenza di quello che avviene a scuola, abbiamo da soli trovato delle domande di ricerca cui dare una risposta, abbiamo effettuato le misure senza dover seguire una scaletta prefissata, abbiamo lavorato in team nel vero senso della parola, abbiamo usufruito di programmi di simulazione che hanno unito la sperimentazione alla realizzazione di un modello e quindi ci ha dato la possibilità di prevedere l’evolversi di un fenomeno e poi confrontare i dati ideali con quelli empirici”.

 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >