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UNIVERSITA'/ Onida (costituzionalisti): le nostre obiezioni al Regolamento Profumo

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Valerio Onida, presidente emerito della Consulta (InfoPhoto)  Valerio Onida, presidente emerito della Consulta (InfoPhoto)

Auspichiamo che si giunga alla soppressione di quel punto dell’allegato B al Regolamento contenente la retroattività. Non abbiamo alcuna intenzione di bloccare le abilitazioni nazionali, che anzi prima vengono fatte, meglio è.

Altre associazioni di giuristi faranno ricorso?

Ho già ricevuto qualche segnale di forte interesse, e credo che anche altri si aggiungeranno all'iniziativa dell'Aic. 

Al di là di questo aspetto del Regolamento contro il quale avete fatto ricorso, cosa ne pensa complessivamente della legge Gelmini di riforma dell’università e dei regolamenti attuativi?

Ho sempre consiederato e continuo a considerare una cosa positiva l’istituzione di una abilitazione nazionale. Ben venga quindi una procedura che se ne fa carico, da attuare rapidamente perché l’università italiana ne ha grande e urgente bisogno. Personalmente, credo che forse sarebbe stato meglio fare un reclutamento a numero chiuso piuttosto che a numero aperto. Ma sulla necessità non si discute, a patto che sia fatta in condizioni legittime. 

Le sue riserve?

Diciamo che l’applicazione di queste norme, sia quelle buone che quelle discutibili, è caduta purtroppo in una contingenza temporale sfavorevole a motivo delle scarse risorse disponibili. Su questo non so cosa si possa fare. Invece, il tentativo di ridurre la discrezionalità delle commissioni di concorso lascia perplessi. 

Perché?

Perché la commissione di concorso è la valutazione dei pari, che rispecchia quella della comunità scientifica. Come si può affidare ad altri che non sia la comunità scientifica la valutazione dei nuovi docenti? È auspicabile che questa selezione avvenga con criteri oggettivi e sani e non clientelari; però non si può trasformare la loro ammissibilità in una sorta di meccanismo burocratico amministrativo governato da numeri o da organismi, diciamo così, non scientifici.

Si riferisce all’Anvur?

Da questo punto di vista qualche perplessità l’Anvur la suscita, perché è un organismo di tipo tecnico amministrativo la cui formazione è rimessa interamente al ministro dell’Istruzione, che si avvale certamente di esperti della valutazione, ma scelti con procedure non trasparenti. Chi ha scelto di mettervi certe persone e non altre? Con quali criteri? Passare a un dispositivo nel quale la selezione dei nuovi docenti viene ultimamente regolata da un organismo tecnico amministrativo di nomina ministeriale, è un elemento che, francamente, ritengo preoccupante.

(Federico Ferraù)



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