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SCUOLA/ Paritarie o statali, il governo da che parte sta?

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Il presidente del Consiglio Mario Monti (InfoPhoto)  Il presidente del Consiglio Mario Monti (InfoPhoto)

È stato ribadito, inoltre, il  diritto delle famiglie e degli studenti di scegliere in piena libertà, e senza aggravi di spesa, il percorso scolastico desiderato, sia che questo si realizzi presso una scuola statale sia presso una scuola paritaria  e che per questo occorrono efficaci forme di sostegno economico alle scuole paritarie e alle famiglie, per consentire l’effettivo esercizio di questo diritto. 

Considerato che per il prossimo anno è previsto un taglio del 50% del fondo storico destinato alle scuole paritarie (530 milioni di euro), che mette a rischio il proseguimento delle attività della maggior parte delle strutture, causando problemi alle famiglie e alle migliaia di persone che vi lavorano a vario titolo, è opportuno che a dichiarazioni  così chiare e inequivocabili facciano seguito decisioni altrettanto chiare e coerenti e che almeno i 260 milioni mancanti − in precedenza previsti all’interno del capitolo di spesa della scuola paritaria − possano essere tempestivamente recuperati.

Un recupero urgente, motivato anche da ragioni di lungimiranza economica. Se consideriamo, per esempio, il calo delle iscrizioni alle paritarie verificatosi  nelle scuole secondarie di secondo grado, e che per ogni studente di scuola paritaria superiore lo Stato spende 44 euro all’anno, mentre per uno studente di scuola superiore statale circa 8mila euro, diventa immediatamente evidente l’utilità di un sostegno alle scuole non statali: se i 20mila studenti di scuola superiore non più iscritti alle scuole paritarie, infatti, sono passati tutti alle statali, ciò ha comportato un aggravio di costi per le finanze pubbliche pari a 159milioni di euro. Vogliamo continuare a farci del male incentivando il passaggio?

Se è vero che l’attuale Governo Monti si sta ispirando ad una visione pragmatica piuttosto che ideologica, tentando di ribaltare schemi ingessati e di rompere finalmente privilegi corporativi inamovibili, in nome dello stesso pragmatismo sarebbe opportuno prendere decisioni ragionevoli anche a sostegno della scuola paritaria. Così facendo, si otterrebbero diversi risultati: si garantirebbe un diritto costituzionale, che è quello della libertà di scelta educativa; si favorirebbe la promozione culturale del Paese e il consolidamento di un sistema di istruzione autonomo e integrato; si realizzerebbe − scusate se è poco − un enorme risparmio per le casse dello Stato, allineando l’Italia a quanto già accade in tanti altri paesi dell’Europa, dove la parità scolastica e, quindi, il finanziamento pubblico, è un dato acquisito da molti decenni. Un po’ di coraggio, per un enorme guadagno.

 



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COMMENTI
30/07/2012 - Bonus scuola unica salvezza (Carlo Cerofolini)

Per far sì che non si abbia solo una scuola unica e di stato - cosa che è tipica dei regimi totalitari - occorre che sia dato alle famiglie libertà di scelta in quale scuola del sistema pubblico (statale o paritaria)far studiare i propri figli. Per raggiungere lo scopo basterebbe dare alle famiglie un bonus scuola che copre il 70% di quanto costa un allievo nella scuola statale, da spendere nelle scuole accreditate che scelgono. Se la scuola è statale il rimanente 30% non è dovuto, se la scuola è paritaria ciò che eventualmente eccede il bonus è a carico delle famiglie, se invece la spesa è minore del bonus la scuola paritaria lo riattribuirà allo Stato. Così facendo non solo non si incorre nei rigori dell'interpretazione più restrittiva dell'art. 32 della Costituzione: <<..senza oneri per lo Stato>> perché i finanziamenti si danno alle famiglie ma - nello stesso interesse dellla scuola statale - si mettono in sana concorrenza le varie scuole e da questo non potrà che trarne vantaggio la qualità dell'istruzione offerta di cui gioveranno sia i giovani sia il sitema Italia.