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SCUOLA/ Paritarie o statali, il governo da che parte sta?

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Il presidente del Consiglio Mario Monti (InfoPhoto)  Il presidente del Consiglio Mario Monti (InfoPhoto)

Dopo un decennio di progressivo e costante aumento degli alunni iscritti alle scuole paritarie (giunti nel 2009/10 a 1.074.205, pari all’11,98% del totale nazionale), la crisi ha iniziato a generare, a quanto pare, una inesorabile inversione di tendenza. 

Se i dati relativi all’anno scolastico 2010/11, infatti, avevano mostrato per la prima volta un modesto calo delle iscrizioni nazionali (meno 2.500 iscritti, fonte anagrafe Miur), che tuttavia avrebbe potuto essere una flessione puramente occasionale e irrilevante, quelli relativi all’anno scolastico 2011/12 mostrano una diminuzione ben più significativa (meno 30mila iscritti, di cui circa 20mila solo nelle scuole superiori, fonte Miur) e pertanto documentano senza ombra di dubbio che le famiglie, sempre più in difficoltà a causa della crisi, hanno iniziato davvero a tirare la cinghia e a eliminare voci di spesa ritenute evitabili.

E fra queste, purtroppo, compare anche la voce “istruzione libera”. Del resto, in tempi come questi,  l’offerta di servizi di istruzione gratuiti o quasi, come sono quelli statali (per quanto, spesso, più scadenti), rappresenta un’alternativa che solo le famiglie davvero certe dell’importanza della proposta formativa fatta dalle scuole paritarie e del valore della libertà di scelta educativa sono disposte a non prendere in considerazione.

Ora ci chiediamo: a chi giova questo sensibile calo delle iscrizioni nelle paritarie? 

Non certo alle famiglie, che sono costrette obtorto collo ad affidare l’istruzione/educazione dei propri figli a istituti scolastici che diversamente non avrebbero scelto; certamente non alla società civile, che assiste impotente alla progressiva sparizione di istituzioni educative “nate dal basso” (talvolta di antica tradizione) che chiudono per carenza di iscritti e assenza di adeguati finanziamenti statali; assolutamente non allo Stato, che per ogni alunno che si trasferisce dalla scuola paritaria a quella statale è costretto a spendere (nella migliore delle ipotesi) dieci volte tanto...

Saranno contenti, probabilmente, solo gli abituali accaniti avversari della scuola non statale, che continuano a considerare un attentato alla democrazia ogni espressione di educazione che non venga dallo Stato, incuranti persino dell’enorme danno economico che la chiusura delle scuole paritarie comporta per il nostro Paese.

Avversari che vivono ormai fuori dal tempo, come hanno dimostrato anche i recenti incontri delle associazioni di scuole paritarie con i rappresentati politici dei partiti che sostengono l’attuale governo tecnico. In tali incontri, è stato riconosciuto con chiarezza e fermezza dai diversi leader politici che le scuole paritarie fanno parte a pieno titolo del sistema nazionale di istruzione, svolgono a tutti gli effetti (e pure con merito) un servizio pubblico e per questa ragione è assurdo continuare a discriminarle e danneggiarle economicamente. 



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COMMENTI
30/07/2012 - Bonus scuola unica salvezza (Carlo Cerofolini)

Per far sì che non si abbia solo una scuola unica e di stato - cosa che è tipica dei regimi totalitari - occorre che sia dato alle famiglie libertà di scelta in quale scuola del sistema pubblico (statale o paritaria)far studiare i propri figli. Per raggiungere lo scopo basterebbe dare alle famiglie un bonus scuola che copre il 70% di quanto costa un allievo nella scuola statale, da spendere nelle scuole accreditate che scelgono. Se la scuola è statale il rimanente 30% non è dovuto, se la scuola è paritaria ciò che eventualmente eccede il bonus è a carico delle famiglie, se invece la spesa è minore del bonus la scuola paritaria lo riattribuirà allo Stato. Così facendo non solo non si incorre nei rigori dell'interpretazione più restrittiva dell'art. 32 della Costituzione: <<..senza oneri per lo Stato>> perché i finanziamenti si danno alle famiglie ma - nello stesso interesse dellla scuola statale - si mettono in sana concorrenza le varie scuole e da questo non potrà che trarne vantaggio la qualità dell'istruzione offerta di cui gioveranno sia i giovani sia il sitema Italia.