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EDUCAZIONE/ E' peggio non sapere chi è Hitler o non cercare più la verità?

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Adolf Hitler tra i suoi generali (immagine d'archivio)  Adolf Hitler tra i suoi generali (immagine d'archivio)

A Lipsia per esempio, per quanto riguarda la memoria del passato comunista nella DDR, esiste un “Zeitgeschichtliches Forum” (un museo di storia contemporanea, che si può visitare senza pagare), visitato regolarmente dagli studenti della regione, in cui la dittatura della Germania comunista viene presentata in rapporto alla storia della Germania federale tedesca. Quindi ciò che il prof. Schröder vuole, e cioè un’azione educativa per non dimenticare il passato, è già attuato in Germania.

Rimane però la questione innegabile di una mancanza diffusa d’interesse nella gioventù per temi politici e storici, sebbene ovviamente si dovrebbe chiarire più precisamente di quale gioventù si parli (il tipo scuola e l’età), per approfondirlo in tutti i suoi aspetti: il che ovviamente non è possibile in queste righe. Il vero problema, che però può essere anche una sfida, è che la gioventù vive nell’ora, nell’attualità, e che è sensibile più per messaggi estetici come quelli di Bench, Billabong, Jack&Jones, Nike, Vans... piuttosto che per messaggi storico-morali, soprattutto se vengono presentati in modo moralistico.

Quello che vedo come un reale problema, in modo particolare nei giovani dei nuovi Länder (le regioni che sono state integrate nella Germania federale tedesca dopo la caduta del Muro) è che essi sono stati educati, già dal primo anno di vita, a vivere con ragazzi della loro età (in asili nidi prima e poi in asili), e che per questo hanno difficoltà a vivere ciò che Luigi Giussani chiama il “rischio educativo”, che è la proposta di ricerca della verità fatta con autorità (ma non in modo autoritario) da parte di un adulto, per essere poi verificata dal giovane in un cammino comune. Gli adulti che questi giovani hanno incontrato alla nascita (entrambi i genitori o uno dei due genitori già coinvolto in un ‘altra storia affettiva) hanno delegato ad altri il rischio educativo, e quelli che hanno assunto nelle istituzioni, come nidi ed asili, e poi nella scuola il compito educativo normalmente non li hanno educati alla verità, ma in forza di una ideologia secolare e irreligiosa.

Ora proprio questo è il vero nocciolo del problema, che un grande filosofo come Augusto Del Noce aveva già visto negli anni sessanta e che di recente ha evocato in un suo commento Massimo Borghesi: l’educazione ricevuta nelle dittature ideologiche del XX secolo e quella tipica della società opulenta post-dittatoriale hanno in comune un disinteresse ultimo per la verità storica ed assoluta e conducono a ciò che si può chiamare irreligiosità dell’uomo postmoderno; che nella regione in cui vivo è la più intensa di tutto il mondo anche oggi, a più di venti anni dalla caduta del Muro (cfr. “Warum so wenige Ostdeutsche an einen Gott glauben?” − “Perché così pochi tedeschi dell’est credono in Dio?”, Welt-Online, 19 aprile 2012).

Ma non vorrei finire queste righe con un’analisi: senza speranza, senza il senso per la bellezza non può vivere nessuno e forse, invece che criticare i giovani per la loro dipendenza dell’estetica della società opulenta, si dovrebbe partire da questo bisogno di bellezza per invitarli ad una bellezza più grande.

 



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