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SCUOLA/ E se bocciare fosse l'unico rimedio al politically correct?

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Consegna delle lauree agli studenti dell'Università Ca' Foscari, Venezia (InfoPhoto)  Consegna delle lauree agli studenti dell'Università Ca' Foscari, Venezia (InfoPhoto)

Perché tutti noi cresciamo ad una velocità diversa: è assurdo pretendere che, solo per essere nato tra il giorno x e quello y di qualche anno del recente passato, tu debba aver raggiunto oggi quel livello medio per non essere respinto, tanto nella capacità di apprendimento e di relazione quanto nella maturità dell’autocontrollo. Nemmeno per accontentarti di quella mediocre e bigia sufficienza, che va bene al Sistema perché non espone ai ricorsi e semplifica i verbali della fureria. 

Se un calciatore col fisico da armadio si comporta come un bambino viziato, non è giusto negargli l’opportunità di segnare in rovesciata la mattina in cui si è svegliato bene, ma non è giusto nemmeno dargli il posto in squadra a prescindere, quando il suo cervello non sa ancora gestire i suoi gesti: chiunque al Bar Sport ti direbbe che “a spingerlo troppo prima che maturi, lo rovini”. Ecco, questo esempio avrei fatto stamattina a quel genitore, perché la sua prole era di quella categoria. Certi allenatori da Bar Sport hanno una docimologia grezza ma concreta.

Ma a volte i genitori di cui cerchi lo sguardo hanno un figlio o una figlia i cui limiti non sono nella volontà, l’impegno magari ce lo mettono, è che non ci riescono. E lì sì che ti poni il dubbio di quale sia la scelta migliore. Guardi gli occhi dei colleghi nel consiglio, e potrebbe esserci il genitore di un figlio che ha dato lo stesso dilemma; o che, come te, ha visto qualcuno più debole crollare del tutto. 

Purtroppo però i dubbi restano. L’insegnante non è un mestiere da bocciati, ma più spesso di quanto si vorrebbe è un lavoro da gente che è andata avanti a forza di 6: 6 un mediocre. 6 un caporale. E il tuo sguardo resta sospeso.

Quanto ho apprezzato, giorni fa, l’outing di Gianni Mereghetti nell’ammettere una sua lontana bocciatura, di fronte a Lorenzo che dichiara di essere stato salvato da chi, o forse nonostante chi, per due volte gli ha detto “no”: magari il no del caporale insulso, magari quello di un padre, di un allenatore, di un fratello maggiore. Non sapevo di Gianni, ma mi aiuta a capirne la serietà e l’umanità. E penso ad un ragazzone di cui ricordo bene la bocciatura, anche se non la vado a raccontare a chi oggi lo vede come il miglior prof che ti possa capitare. 

Ma altri che furono bocciati in quei giorni sono finiti male, come si usava dire. Sai che non era stato per colpa degli insegnanti, o almeno non di quelli che li avevano bocciati: gli adolescenti si capiscono fra di loro e non si fanno tante menate. Adesso che sei di mezz’età e dall’altra parte però ci ripensi, era possibile che andasse diversamente se...?

È giusto bocciare. Molto spesso. Il problema è capire quale sia la volta giusta, anche il miglior giocatore non sa se la boccia andrà a punto. Ma se accetti le regole del gioco devi assumerti la responsabilità di lanciarla; se no, vai a giocare con i bambini: le bocce sono un gioco da grandi.



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COMMENTI
06/07/2012 - D'ACCORDO (Gianni MEREGHETTI)

D'accordo! La mia osservazione è un'altra, è una provocazione a considerare tutti i fattori, perchè come diceva don MILANI, il problema della scuola sono i ragazzi che perde. E' questo che vorrei sollevare, e non che non si debba bocciare, nè che la bocciatura sia una tragedia, io stesso sono stato bocciato e oggi devo ringraziare quella bocciatura in terza liceo, perchè da lì ho cominciato a cambiare lo sguardo allo studio. Voglio solo dire e lo ribadisco che quando si perde un ragazzo qualche domanda dobbiamo porcela. Certo che non saremo noi a salvarlo! Ma qualche domanda sì, così che una bocciatura sia anche per un insegnante una occasione per cambiare. Solo questo!

 
05/07/2012 - BOCCIARE E' UNA SCONFITTA (Gianni MEREGHETTI)

Che sia giusto bocciare, che faccia parte delle regole della scuola è un dato di fatto, ma la questione è più profonda, riguarda il senso che ha in un percorso scolastico una bocciatura. E' una sconfitta, questo è il senso di una bocciatura. E' una sconfitta per gli insegnanti che non sono riusciti a muovere l'io dello studente aprendolo ad un percorso di conoscenza, è una sconfitta dello studente che ha rinunciato alla sua libertà, che ha messo fuorigioco se stesso, è una sconfitta per la famiglia che non ha saputo giocare le sue energie e la sua compagnia a sostenere il figlio o la figlia in difficoltà. Questo è bocciare, che poi si trasformi in una esperienza positiva fa parte della grande possibilità di cui è dotato l'umano, ma quando si arriva a bocciare tutti dobbiamo avere il coraggio di accettare il contraccolpo, di riconoscere che lì non siamo riusciti a muovere nulla. Non è una questione di colpe, ma semplicemente di saper vedere quello che accade per ripartire da una sconfitta, dal dolore che reca con sè, dalla ferita che viene inferta. La scuola non vive per bocciare, suo scopo è promuovere, è saper riconoscere le ricchezze che ogni studente porta e saperle promuovere. Per questo c'è la scuola, quindi quando boccia è la scuola che perde!

RISPOSTA:

Date le premesse capisco il senso delle tue osservazioni, Gianni. Ma non cadiamo nell'errore, o peggio nel luogo comune, che tutto ruoti intorno alla scuola e che questa abbia capacità salvifiche. L'errore dei soloni di ogni specie, che chiedono alla scuola di avere un ruolo sostitutivo della famiglia e di ogni altra "agenzia educativa". Non aveva senso attribuire alla scuola un siffatto potere nemmeno nel (...mitologico?) passato in cui essa aveva autorevolezza insindacabile. Men che meno oggi, visto che sappiamo tutti di essere largamente impotenti, spesso persino di fronte a colleghi che rifiutano di assumersi responsabilità e tirano a campare. Possiamo lasciare fuori la responsabilità dello studente (se ha una età in cui non dobbiamo ignorarla), quando è proprio quella che ricerchiamo, per valutare una sua crescita prima ancora che una "colpa" - e pure questa a volte c'è? O chiudiamo gli occhi di fronte alle sue concrete attuali possibilità? penso ai più giovani; agli stranieri mandati allo sbaraglio in situazioni linguistiche e sociali estranee; o a chi viene "orientato" da genitori (e prof) ad una scuola per qualsiasi ragione non adatta a lui. Vorrei aggiungere: forse oggi una bocciatura viene colta con maggiore drammaticità perché il contesto VUOLE che lo sia (famiglie, scuola, ma soprattutto mezzi di comunicazione e demagoghi che ci sguazzano). Sovraccaricando di segnali esasperati qualcosa che spesso lo stesso interessato coglierebbe con maggiore serenità. SP

 
05/07/2012 - Perdere (Antonio Servadio)

Perdere un anno di scuola non è perdere un anno di vita. Non assolutizziamo il percorso scolastico, che è soltanto una parte della vita. Per tutto il resto, penso che siano i mezzi che giustifichino il fine. Se una bocciatura può servire a crescere dipende molto dalla fase di preparazione, cosa viene spiegato e come, al ragazzo ed ai familiari.