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SCUOLA/ L'errore delle Indicazioni? Mettere i bambini nell'Ingranaggio

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La nostra scuola, sorta come affermazione del diritto delle famiglie di scegliere e di creare un luogo che risponda al bisogno educativo delle nuove generazioni, si è quindi inserita nella ricca tradizione della scuola dell’infanzia italiana che, come si legge nelle Indicazioni di Fioroni, “oggi si esprime in una pluralità di modelli istituzionali e organizzativi promossi da diversi soggetti”. Di questa pluralità si è però persa traccia nella Bozza, che presenta l’istituto comprensivo come unico modello pedagogico-organizzativo.

Perché questo colpo di spugna? Perché negare “un patrimonio pedagogico riconosciuto in Europa e nel mondo”, sostituendolo con un unico modello imposto dallo Stato a tutto il sistema? E come si concilia il riconoscimento di un unico modello con “il rispetto e la valorizzazione dell’autonomia delle istituzioni” di cui pure il testo parla? La nostra scuola, non facendo parte di un istituto comprensivo, non trova spazio nella Bozza. Eppure c’è, come ci sono tante altre scuole dell’infanzia paritarie: volute e scelte liberamente dalle famiglie, rappresentano un esempio concreto di cittadinanza attiva.

La preoccupazione che, fin dai primi passi, ha guidato l’esperienza della nostra scuola è stata quella di assicurare una continuità educativa tra vita familiare ed esperienza scolastica. L’iniziativa originaria dell’educazione compete infatti alla famiglia. Essa è il primo luogo in cui un’esperienza e una concezione della vita si comunicano da una generazione all’altra. L’unità e la cooperazione con i genitori è quindi la condizione fondamentale perché sia possibile un’esperienza educativa. Il bambino ha la sua radice e il suo riferimento principale nella famiglia. È lì che impara, in un contesto esperienziale, a vivere e a stare con gli altri. È lì che impara le grandi conquiste della vita: camminare e parlare.

All’ingresso nella scuola dell’infanzia ogni bambino ha già, quindi, una sua storia personale e questo gli consente di possedere un patrimonio di atteggiamenti e capacità. È un bambino attivo, curioso, interessato a conoscere e capire, capace di interagire con adulti diversi dalle figure familiari perché in famiglia gli è stato comunicato che questo è possibile. Accogliere un bambino significa accogliere la sua famiglia. Per un bambino infatti la sua famiglia è tutto: è il luogo della sua appartenenza e la fonte della sua identità.

Il bambino vive della relazione che noi viviamo con la sua famiglia ed ha bisogno che la sua famiglia venga riconosciuta ed accolta. Non riconoscere la sua famiglia, infatti, vuol dire non riconoscere lui. La scuola dell’infanzia si pone come primo aiuto sistematico alla responsabilità educativa della famiglia.

In generale nella Bozza il soggetto-genitori rischia di essere sempre più relegato in posizione subalterna rispetto alla scuola e il concetto di appartenenza alla propria famiglia tende a sfumare. Non si tratta infatti di far occupare alla famiglia un posto in un ingranaggio ma di riconoscerla ed accoglierla come soggetto originale, che sta all’origine dell’identità e dell’apprendimento del bambino.

 



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