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SCUOLA/ L'errore delle Indicazioni? Mettere i bambini nell'Ingranaggio

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In chiusura d’anno scolastico quest’anno c’è una novità: in un periodo di per sé già impegnativo e carico di adempimenti, dobbiamo fare i conti anche con la consultazione che il Ministero ha indetto, proprio in questo mese di giugno (con proroga al 7 luglio), sulla Bozza delle Indicazioni nazionali per il curricolo. È stato chiesto alle scuole dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione di far pervenire il proprio parere in merito, compilando il Questionario predisposto.

Vincendo a fatica la tentazione di cedere alla stanchezza e di lasciar correre (ma forse è proprio su questo che gli estensori della Bozza contavano), come insegnanti abbiamo preso in mano il testo della Bozza (che riscrive le Indicazioni tutt’ora in vigore) e del Questionario.

Prima di entrare nel merito dei contenuti si impone una considerazione sul metodo utilizzato. Perché una consultazione così frettolosa e “blindata” su temi tanto importanti che necessitano invece di un ampio dibattito? 

Lo strumento individuato per la raccolta della voce delle scuole suscita molte perplessità sugli intenti con cui è stato predisposto. Il Questionario infatti, costringendo gli interpellati a muoversi tra risposte chiuse e per lo più relative ad aspetti di forma e non di contenuto, chiede un giudizio sulle “modalità di confezionamento” delle Indicazioni ma non permette una valutazione sui contenuti.

Una società civile non può accettare metodi così antidemocratici. È perciò fondamentale che ci si fermi e venga dato spazio ad un reale dibattito che coinvolga tutti i protagonisti della scuola, che nel frattempo continua a riferirsi alla normativa in vigore.

Del resto l’attuale governo tecnico non è forse interpellato da altre urgenze su cui concentrare la proprio azione? Perché c’è questa fretta di concludere?

Entrando nel merito dei contenuti perplessità e domande non mancano, soprattutto alla luce della propria esperienza di scuola. Lavoro nel mondo della scuola da 33 anni e da 22 come coordinatrice di scuola dell’infanzia paritaria. 

Quale spazio trova nella Bozza la nostra esperienza di scuola? Quale riconoscimento per i protagonisti di questa avventura educativa? Queste le prime due domande con cui abbiamo interpellato la Bozza e le Indicazioni Fioroni, dopo aver ripercorso la nostra storia.

La nostra scuola dell’infanzia è nata nel settembre 1990 per iniziativa di un gruppo di famiglie e restano sempre attuali le parole con cui allora veniva presentata: “Crediamo fermamente che un’amicizia profonda e sincera tra persone adulte sia la fonte più grande e più viva dell’educazione per noi e per i nostri figli. L’esigenza di essere accolti, la ricerca del significato di ciò che ci circonda e degli avvenimenti della vita, la passione per la bellezza e per la verità, l’esperienza della condivisione sono i cardini su cui poggia l’educazione cristiana, ma anche su cui possono ritrovarsi tutti coloro che si pongono con serietà il problema educativo”.



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