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SCUOLA/ Nativi digitali? No, "smanettoni"

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O forse proprio a causa di questa. Dietro la crescente difficoltà di concentrazione, la diluizione progressiva dell’attenzione, la confusione – di cui ha parlato il professor Giuseppe Longo − tra realtà “virtuale” e realtà “reale”, l’impoverimento lessicale si nascondono altrettanti segnali di un cambiamento più profondo. La questione scolastica, e più in generale educativa, adombra una più ampia questione antropologica: il che implica la necessità urgente di una riflessione sulle modificazioni profonde che l’innovazione scientifica e tecnologica sta apportando all’umano. 

Senza demonizzazioni, le quali finiscono per sortire l’effetto opposto a quello sperato – è il caso dell’arroccamento pluriennale della scuola di fronte alla tv, ricordato dal sociologo Mario Morcellini. Ma anche senza facili entusiasmi: la passione e il coinvolgimento auspicati dal ministro Profumo come antidoto alla scuola “boring” non sono sufficienti per assicurare che il cambiamento sia infine positivo. Meglio allora parlare, come ha fatto il presidente del Censis Giuseppe De Rita, di una “scommessa sul dopodomani”: valida forse non solo per il vituperato Mezzogiorno – finora resistente a qualsiasi innovazione culturale − ma per tutto il Paese.



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COMMENTI
06/07/2012 - Smanettoni? no Digital Students (Daniele Prof Pauletto)

del tema se ne discute dal lontano 2006 con convegni eventi vedi es. Docenti Immigrati Digitali http://www.slideshare.net/mentelab/web-20-e-formazione La ricerca CENSIS sottolinea i seguenti punti: - chiusura di un ciclo storico durato cinquecento anni il ciclo del libro”, l’epoca “gutemberghiana”. - viene enfatizzato il learning by doing e il multitasking. - la Scuola manca completamente di appeal nei confronti dei ragazzi, anche nel caso in cui disponga abbondantemente di tecnologie digitali. - c'è un disallineamento della Scuola rispetto al bisogno di modernità che proviene dagli studenti, che in questa fase coincide e s’identifica con la disponibilità e l’accesso alle tecnologie digitali e a internet. Dai docenti in particolare emerge: - una resistenza culturale motivata dalla convinzione che l’approccio tradizionale al trasferimento del sapere sia quello più efficace e, in sostanza, più giusto; - la consapevolezza che le nuove tecnologie siano imprescindibili per cercare un dialogo con i ragazzi e per svolgere meglio la propria funzione, ma diffidano di un apprendimento partecipativo che metta troppo in discussione il loro ruolo". Diverse ricerche evidenziano che le capacità cognitive elaborate dai nativi digitali, che vivono in una società sempre più DIGITALE, non sono comparabili con modelli analogici (ciclo del libro) vedi es. http://www.slideshare.net/mentelab/digital-brain-evolution nonostante le lamentele di apocalittici gutemberghiani.