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SCUOLA/ Nativi digitali? No, "smanettoni"

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Un computer su ogni banco? Potrebbe essere inutile, o persino dannoso, se prima non ne è stato messo uno su ogni cattedra. Detto in altri termini, prima di digitalizzare la scuola, è indispensabile formare gli insegnanti, che anche nel mondo digitale restano la guida imprescindibile degli studenti. È il messaggio lanciato dall’ex ministro dell’Istruzione Tullio De Mauro al convegno “Nativi digitali ed emergenza educativa”, organizzato ieri dal Censis. Il convegno è stata l’occasione per presentare la ricerca condotta in Calabria, su 2300 studenti di età compresa tra gli 11 e i 19 anni, per investigare le trasformazioni nelle modalità e negli ambienti di apprendimento, nonché nel cambiamento nel ruolo dei formatori e degli educatori.

Proprio su questo aspetto la maggior parte degli intervenuti ha mostrato di concordare con De Mauro, al di là della diffusa retorica del “rovesciamento” del rapporto docente-discente, che sarebbe provocato dalla Rete. Il caso della docente bergamasca che ha scritto insieme ai suoi alunni il libro di testo servendosi di internet, citato da due giornalisti esperti di innovazione come Luca De Biase e Riccardo Luna, dimostra, più che l’onnipotenza della rete, quanto il ruolo dell’insegnante sia tuttora fondamentale per indirizzare l’apprendimento. L’insegnante, lo ha ribadito il linguista Raffaele Simone, deve continuare a guidare, in quanto figura consapevole dei limiti, e dei pericoli, della tecnologia. Non bisogna lasciarsi fuorviare dall’atteggiamento delle nuove generazioni rispetto ai dispositivi innovativi: familiarità non è conoscenza - ha affermato Marco Zamperini di NTT Data -, e la dimestichezza con le interfacce non significa la loro comprensione profonda. 

Quella, verrebbe da aggiungere, che può essere assicurata solo da un approccio metodico e meditato, senza il quale l’utilizzo dell’innovazione si ferma a un livello puramente superficiale. La stessa ricerca sugli studenti calabresi, oltre a offrire una prospettiva inedita su una realtà tradizionalmente ritenuta disagiata e arretrata, ha mostrato tuttavia che alla grande diffusione di social network e giochi fa riscontro la scarsa pratica di strumenti come fogli di calcolo, applicazioni di videoscrittura e altri software didattici. Non basta fornire di un pc, o addirittura di un tablet, ogni studente – magari incoraggiandoli a leggere sullo schermo invece che sui libri - per digitalizzare l’apprendimento. Il suggerimento di usare le tecnologie per imparare a conoscerle può funzionare per gli “immigrati digitali”, già forti tuttavia di una formazione critica consolidata; ma non per i ragazzi, che di formazione hanno tuttora bisogno, malgrado la loro condizione di “nativi”.



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COMMENTI
06/07/2012 - Smanettoni? no Digital Students (Daniele Prof Pauletto)

del tema se ne discute dal lontano 2006 con convegni eventi vedi es. Docenti Immigrati Digitali http://www.slideshare.net/mentelab/web-20-e-formazione La ricerca CENSIS sottolinea i seguenti punti: - chiusura di un ciclo storico durato cinquecento anni il ciclo del libro”, l’epoca “gutemberghiana”. - viene enfatizzato il learning by doing e il multitasking. - la Scuola manca completamente di appeal nei confronti dei ragazzi, anche nel caso in cui disponga abbondantemente di tecnologie digitali. - c'è un disallineamento della Scuola rispetto al bisogno di modernità che proviene dagli studenti, che in questa fase coincide e s’identifica con la disponibilità e l’accesso alle tecnologie digitali e a internet. Dai docenti in particolare emerge: - una resistenza culturale motivata dalla convinzione che l’approccio tradizionale al trasferimento del sapere sia quello più efficace e, in sostanza, più giusto; - la consapevolezza che le nuove tecnologie siano imprescindibili per cercare un dialogo con i ragazzi e per svolgere meglio la propria funzione, ma diffidano di un apprendimento partecipativo che metta troppo in discussione il loro ruolo". Diverse ricerche evidenziano che le capacità cognitive elaborate dai nativi digitali, che vivono in una società sempre più DIGITALE, non sono comparabili con modelli analogici (ciclo del libro) vedi es. http://www.slideshare.net/mentelab/digital-brain-evolution nonostante le lamentele di apocalittici gutemberghiani.