BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ La storia nelle nuove Indicazioni? "Sotto" il metodo, niente

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Le rovine di un tempio greco (Foto: Infophoto)  Le rovine di un tempio greco (Foto: Infophoto)

La dimensione storica risponde alla domanda: da dove vengo? E la risposta è che vengo da lontano, da … Ciò che mi ha portato ad essere quel che sono non è tanto l’acquisizione consapevole del metodo storico quanto il fatto che i miei nonni abbiano combattuto nella prima guerra mondiale e abbiano cementato nelle trincee l’unità con tante persone di differenti regioni e strati sociali che prima erano solo “legalmente” parte di un unico Regno.

A un anno esatto dalle celebrazioni del 150° anniversario dell’unificazione italiana sorprende che un testo ministeriale riduca la storia ad un “campo disciplinare” il cui “scopo principale [è] offrire metodi e saperi utili a comprendere e interpretare il presente”.

La storia è una dimensione dell’uomo e in un testo che vorrebbe mettere al centro la persona e lo sviluppo delle sue competenze questa riduzione di una dimensione dell’io e della realtà a una questione di metodi e di “campo disciplinare” suona un po’ come il segnale dell’incapacità di “percepire qualcosa al di là di ciò che è funzionale, assomiglia agli edifici di cemento armato senza finestre, in cui ci diamo il clima e la luce da soli e non vogliamo più ricevere ambedue le cose dal mondo vasto di Dio. E tuttavia non possiamo illuderci che in tale mondo autocostruito attingiamo in segreto ugualmente alle 'risorse' di Dio, che trasformiamo in prodotti nostri. Bisogna tornare a spalancare le finestre, dobbiamo vedere di nuovo la vastità del mondo, il cielo e la terra ed imparare ad usare tutto questo in modo giusto” (Benedetto XVI al Reichstag di Berlino, 22 settembre 2011).

La contraddizione tra le premesse “umanistiche” delle Indicazioni e le declinazioni disciplinari funzionali ad un sapere compartimentato e non aperto alla globalità dell’esperienza umana, tante volte lamentata nei testi ministeriali, si ripete ancora una volta.

Ciò è tanto più grave perché al centro delle Indicazioni dovrebbe esserci il “bambino”, mentre  le Indicazioni di Storia proseguono dissertando sulle caratteristiche della “storia generale”, anche qui affermando che le conoscenze della storia generale, quelle che, secondo gli autorevoli estensori, “possono essere trasferite nell’insegnamento per fondare il significato della storia da apprendere e per promuovere la cultura storica degli alunni” non sono soprattutto quelle che più potrebbero rispondere all’esigenza del bambino di comprendere le proprie radici, ma quelle “accuratamente selezionate sulla base della significatività e dell’utilità per la comprensione del mondo, a partire dalle specifiche progettazioni curricolari”.

A parte il positivo riconoscimento della libertà per gli insegnanti nella predisposizione delle progettazioni curricolari, rimane pervasivo l’invito a “scegliere” i contenuti sulla base dell’utilità per la comprensione del mondo attuale, il che implica una “lettura” della storia dell’umanità che è ben riassunta nel catalogo dei temi suggeriti dallo stesso testo, che illustrano una linea interpretativa da “sociologia storica”, attenta a privilegiare come grandi svolte dell’umanità le rivoluzioni neolitiche, l’industrializzazione e la globalizzazione, relegando in secondo piano gli eventi di rottura tra i periodi storici riconducibili a svolte religiose e politiche o a scoperte geografiche e tecnologiche. 



  PAG. SUCC. >