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SCUOLA/ 2. L'esame di Stato? Il problema è chi vuole l’"indietro tutta"

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La seconda questione che non funziona ha a che fare con la ciclicità (interno/esterno) nella nomina dei commissari per la prima e seconda prova. Mentre per la prima prova mi pare si sia arrivati ad un buon livello di collegialità e ad una professionalità alta, per la II prova (per ragioni di formazione culturale) il commissario, sia esso interno sia esterno, si trova caricato di una responsabilità debordante non solo nel merito della correzione e valutazione ma financo nella predisposizione di griglia e criteri (Itc e licei). In ogni caso con uno squilibrio negli esiti tra quando la materia è interna e quando è esterna. 

Ho già commentato su queste pagine l’insensatezza della prova scritta di matematica (scientifico ordinamento) di quest’anno ed è inutile che l’Unione matematica (Umi) predisponga poi delle griglie dettagliate e complesse se esse vengono poi riferite a testi risibili.

La terza cosa che non funziona riguarda la fase di apertura del colloquio (quanto pesa, come si valuta). L’idea era bella e intelligente e avrebbe dovuto realizzare due obiettivi: consentire al candidato di presentare i risultati di un lavoro di ricerca/approfondimento svolto nell’intera classe quinta, dare alla commissione la possibilità di valutare le capacità espositive di un candidato al di fuori da una condizione di stress (argomento già noto all’interessato).

Le cose non vanno così. Salvo per qualche istituto tecnico, per qualche corso serale e/o per qualche studente/scuola particolarmente seri, vengono presentati materiali in cui la dimensione dell’approfondimento manca e in cui, molto spesso, nemmeno gli insegnanti delle discipline di riferimento sono stati coinvolti in un’azione di guida rispetto a taglio e bibliografia. Ci si limita così a valutare solo la capacità espositiva, la consapevolezza, la qualità della presentazione e resta irrisolto il nodo del nesso tra fase di apertura e fase di indagine disciplinare. 

La commissione, nel predisporre la griglia di valutazione, fissa un range per valutare questa fase di colloquio e, qualunque scelta faccia, farà qualche ingiustizia. In realtà bisognerebbe dare alle commissioni qualche margine di autonomia in più e ciò richiederebbe che l’ordinanza ministeriale fosse meno insistente nelle prescrizioni sulla necessità di indagare tutto

D’altra parte queste prescrizioni sono sopravvenute nel tempo per combattere l’impostazione di colloqui che, fondandosi prevalentemente sulla fase di apertura, finivano per essere monotematici ed unilaterali. Si dirà che, se la commissione ha coraggio, farà ciò che ritiene più opportuno, motivandolo. Non è così perché il colloquio è pubblico, perché ci sono le dinamiche interni/esterni, perché l’Italia (dal Parlamento alla società) è la patria degli avvocati. Perché non prevedere che, in presenza del candidato, si sorteggino quattro discipline su cui impostare il colloquio? La stessa cosa la farei la mattina del lunedì per la III prova.



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