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SCUOLA/ 2. L'esame di Stato? Il problema è chi vuole l’"indietro tutta"

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Dopo tanti anni, per via di un cambio di residenza, ho rivisto gli esami in una regione diversa. Ottima occasione per ragionare su cosa si debba cambiare. Non è nel mio stile farmi impaniare in elucubrazioni da pedagogismo spinto e dunque non farò voli pindarici (o inni alla “felicità” del candidato). Nel 1981 gli esami li feci a Roma e per l’occasione scrissi sul quotidiano Il Manifesto un pezzo intitolato “Gli esami non finiscono mai... ed è giusto”. Non ho cambiato opinione.

Secondo me l’esame di Stato serve: serve al sistema di istruzione per avere un riscontro in uscita, serve al candidato per abituarsi alle prove della vita (che non avvengono nella bambagia), serve a docenti e presidenti per riflettere sulla scuola fuori dal proprio contesto (e imparare).

Secondo me l’ideale sarebbe una commissione completamente esterna. La scuola si limiti a documentare bene il lavoro fatto e poi lasci a dei professionisti esterni il compito di valutare la capacità degli studenti nel dare il meglio di sé in termini caratteriali e culturali. 

Costa molto? Basterebbe associare alla commissione da 50 a 60 studenti (3 classi anziché 2) ed essere più rigorosi e attenti nel giochino delle trasferte e l’operazione avverrebbe a saldi invariati. In realtà l’optimum sarebbe mandare la commissione fuori regione, ma sono note le porcherie sui rimborsi gonfiati e sulle fatture fasulle dei primi anni 90 che indussero a cambiare sistema.

La prima cosa da sistemare è quella del documento del 15 maggio. L’idea era bella e giusta, ma la applicazione pratica non lo è stata altrettanto o comunque non lo è ovunque. Dice il regolamento sugli esami che tale documento esplicita “i contenuti, i metodi, i mezzi, gli spazi ed i tempi del percorso formativo, nonché i criteri, gli strumenti di valutazione adottati e gli obiettivi raggiunti. 

La previsione è chiarissima: materia per materia vanno descritte le unità didattiche svolte (in maniera sufficientemente analitica) e rispetto ad esse vanno precisati i tempi, i metodi e gli obiettivi raggiunti. Si tratta di una informazione essenziale per la commissione che se ne serve per impostare il testo della III prova e la conduzione del colloquio (livello di approfondimento, approccio al tema). Invece molti documenti del 15 maggio si limitano ad allegare i programmi senza controlli sulla loro struttura e sul livello di dettaglio e non prevedono la presenza (per default) delle relazioni finali dei docenti. Si arriva all’assurdo che ciò che costituisce l’oggetto del documento viene considerato un allegato, mentre il documento si carica di considerazioni più o meno sociologiche del tutto inutili. Tutto ciò finisce per mettere in difficoltà, per qualche materia, le commissioni che si ritrovano di fronte elenchi di autori o titoli senza informazioni sul tempo dedicato e sul tipo di approccio seguito.



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