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SCUOLA/ 2. L'esame di Stato? Il problema è chi vuole l’"indietro tutta"

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Il mio auspicio è che con l’andata a regime del riordino Gelmini (2+2+1) l’ultimo anno venga davvero recuperato come anno della sintesi, della riflessione, dell’orientamento in uscita e dunque si carichi di temi di ricerca e fasi monografiche opzionali accanto a un corpo base unitario. Le conseguenze sull’esame sarebbero ovvie.

Ci sono poi alcune questioni che non hanno a che fare con l’esame di Stato, ma con la scuola concreta; parlo della mancanza di innovazione e rinnovamento dei contenuti. C’è voluto un provvedimento di Berlinguer per obbligare le scuole a fare la storia del 900, ma per il resto non è cambiato quasi nulla, anzi ho l’impressione che nei licei si sia scelta la linea dell’indietro tutta. Non si fanno più argomenti del 900 che si facevano 10 o 20 anni fa.

Siamo nel 2012 e in fisica si arriva alle equazioni di Maxwell (1865) mentre dal Cern ci fanno sapere che è stato finalmente osservato il Bosone di Higgs (la particella che spiega la asimmetria in massa nelle particelle fondamentali dell’universo su cui si regge il modello standard). In scienze si sta ritornando ad un approccio prevalentemente descrittivo con scarse spiegazioni e scarso uso del metodo scientifico (inclusi i riferimenti fisico chimici). In letteratura (nonostante il trend della I prova tipologia A che batte su Montale, Saba, Ungaretti, ma c’è stato anche Pavese) l’autore più recente è Pirandello (i giovani leggono Acciaio di Silvia Avallone e noi li interroghiamo su Mastro don Gesualdo). In filosofia sembra che dopo Nietzsche non sia accaduto più nulla e si continua ad iniziare la quinta con Kant (ma non perché si è approfondito Hume e Locke in quarta). In matematica le prove dell’esame di Stato spingono alla mancanza del rigore, alla mancata scelta delle procedure ottimali e della consapevolezza (e gli studenti, tra un po’, faranno lo studio di funzione con limiti e derivate anche per disegnare una retta o una parabola).

Alzare il livello, alzare il livello e innovare. Senza di ciò qualunque dibattito sulla didattica per competenze, sulle nuove tecnologie e/o sull’esame di Stato, mi appare privo di senso. Scusate se insisto: ma per me il governo dei tecnici dovrebbe occuparsi in modo tecnico delle diverse aree di governo del Paese, non solo di economia e welfare. Il Nobel a Carlo Rubbia per l’osservazione sperimentale dei bosoni W+, W- e Z0 è del 1984. Speriamo che la scuola italiana se ne accorda prima del 2100 e se ne accorga il ministro della’Istruzione che faceva il presidente del Cnr.

 



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