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SCUOLA/ Toccafondi (Pdl): l'Imu rischia di lasciare le paritarie in mano ai giudici

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Era naturale che su quel termine, “prevalente”, si aprissero ulterio contenziosi. “Infatti; è andata esattamente così. Sta di fatto che arriviamo al governo Monti. Nel dicembre 2011 l’esecutivo rimette l’Ici − ora Imu −  sulla prima casa sulla base delle vecchie norme del ’92, ma aumentata con la revisione catastale delle abitazioni, e sulle seconde case. Mentre la sentenza europea rimane là a ricordarci di sciogliere il nodo delle esenzioni, nel decreto liberalizzazioni viene inserito un articolo, il 91 bis, col quale si stabilisce che le esenzioni vengono tolte in presenza di attività commerciale”.

Fine dei problemi? Tutt’altro. Perché ancora una volta, e siamo a questi giorni, qualcosa non funziona. Che cos’è infatti l’attività commerciale? Una scuola paritaria ha dietro di sé un ente gestore, per esempio una cooperativa sociale, che in quanto tale è iscritta alla Camera di Commercio. Basta questo per dire che l’attività ha fini commerciali? Il servizio erogato non è commerciale, perché la missione educativa non ha fine di lucro. Svolge una attività di pubblica utilità esattamente come lo fa una scuola statale, che per la legge sulla parità voluta nel 2000 dall’allora ministro Berlinguer è equiparata a quella paritaria nell’ambito del medesimo servizio nazionale di istruzione. 

“Quella legge non stabilisce la parità economica” spiega Toccafondi “però stabilisce quella giuridica. Le scuole sono tutte pubbliche, divise tra statali e non statali e questo dovrebbe bastare a chi sostiene che le paritarie lucrano perché offrono un servizio dietro il pagamento di una retta. È una obiezione ideologica che non tiene conto della realtà”. 

Urge un chiarimento, spiega il deputato del Pdl, “perché una scuola di 4mila metri quadri un una delle nostre città medio-grandi rischia di pagare anche 50-60mila euro l’anno di Imu. Potrebbero anche voler dire mille euro a retta; cioè ritrovarsi in ginocchio, senza iscrizioni e quindi a rischio chiusura. E così, in questo momento di confusione normativa, qualche comune ha chiesto a qualche scuola di pagare l’imposta. Da qui nasce la nostra richiesta di chiarezza. Perché quando in febbraio Monti andò in Senato a dire che le scuole paritarie sono un bene del Paese, impegnandosi a chiarire che le paritarie riconosciute che operano senza fine di lucroavrebbero ottenuto l’esenzione, un emendamento, accolto, mise nero su bianco che entro 60 giorni dall’approvazione della legge sarebbe arrivato una circolare interpretativa del ministero dell’Economia per chiarire il punto. La circolare ancora non c’è”. Col risultato che molti comuni, in assenza di qualcosa di scritto, non hanno esitato un attimo: care scuole, dovete pagare. 



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