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SCUOLA/ L'italiano nelle nuove Indicazioni? Alcune proposte di "riforma"

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Pronto per le prove Invalsi? (InfoPhoto)  Pronto per le prove Invalsi? (InfoPhoto)

Nella parte relativa alla scrittura purtroppo è stato cancellato il parallelo riferimento, presente nella versione 2007: “gli allievi devono imparare progressivamente a controllare gli elementi sintattici e quelli relativi all’organizzazione logico-concettuale del testo”. Servirebbero indicazioni sulle proprietà specifiche della competenza di scrittura, ma nuovamente l’argomento è trattato nei termini di una delle quattro “abilità”, con descrizione di varie attività, e non in termini di competenza (per esempio avere idea della scansione in paragrafi e dell’architettura logica di un testo, che nella scuola secondaria di I grado è un passaggio fondamentale). La dimensione ideativa, che è fondamentale nella scrittura, è del tutto assente e anzi molto compressa dal fatto che, come si dice più volte nella bozza,  nella scuola media si scrive secondo “modelli” da imitare (le onnipresenti tipologie testuali). 

Ora, il Quadro di riferimento ovviamente tiene conto delle Indicazioni nazionali per i contenuti, ma sarebbe importante che anche le Indicazioni tenessero presenti i Quadri di riferimento per le competenze, e che si creasse fra i due sistemi una sinergia, soprattutto se essa è utile alla scuola. So per esperienza che suscita grande interesse nelle scuole la scoperta dei Quadri di riferimento come occasione per ripensare almeno alcuni aspetti specifici delle materie scolastiche, appunto nella direzione delle competenze. Per fare un esempio, il valore semantico dei connettivi e dei coesivi (pronomi, determinativi, segnali di scansione del testo, congiunzioni) è argomento molto sottovalutato dalla didattica tradizionale (non c’è il “capitolo”), mentre le prove Invalsi mostrano che si tratta di aspetti basilari sia per capire la logica di un testo, sia per scrivere. Il settore delle “competenze pragmatico-testuali” attualmente è abbastanza sguarnito come oggetto di insegnamento (si suppone forse che sulla “coerenza” non ci sia nulla da apprendere a scuola). Questi “oggetti” diventano chiarissimi quando si traducono in “quesiti” che pongono agli allievi specifiche difficoltà, e gli insegnanti se ne rendono perfettamente conto. La didattica “per competenze” smette allora di essere oggetto (spesso fumoso) di corsi di aggiornamento e diventa un’esperienza possibile.

Forse per non finire nel solito ginepraio terminologico, il testo delle Indicazioni attualmente in esame rifugge dal termine “competenza” se non per la citazione delle competenze-chiave europee, ma questo a mio avviso costituisce un limite, visto appunto che alcune di queste competenze sono oggetto di misurazione per tutte le scuole d’Italia nel primo e nel secondo ciclo. Coerentemente, nella bozza delle Indicazioni il profilo in uscita segue abbastanza esplicitamente la distribuzione delle materie scolastiche, e non utilizza il modello usato per la scuola superiore, dove nel profilo comune vi è la descrizione delle dimensioni (metodologica, argomentativa e comunicativa) cui tutte le materie concorrono ognuna per la sua parte. Questa scollatura potrebbe produrre effetti negativi sulla organicità del percorso complessivo.

Concludendo su questo punto, sarebbe ancora possibile, nel profilo in uscita e negli OSA, precisare  almeno i riferimenti alla lettura, attualmente espressi in termini generici, tenendo conto degli aspetti oggetto di misurazione. Sempre nel profilo, per la lingua italiana andrebbero presentate per la scrittura le competenze morfo-sintattiche, lessicali e logico-argomentative, e non solo aspetti come “esprimere idee” oppure usare un certo “registro”. Questo indicherebbe agli insegnanti dei settori che è ormai importante presidiare.

 



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COMMENTI
09/07/2012 - una riflessione (francesco taddei)

Articolo molto tecnico, difficile per un profano come me. Però si può osservare la realtà, che fra l'altro dice questo: come mai gli studenti del "vecchio modello" e che magari hanno una certa età ancora sono ferrati nel loro bagaglio culturale e tanti allievi del "metodo moderno" spesso hanno competenze superficiali?