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SCUOLA/ L'italiano nelle nuove Indicazioni? Alcune proposte di "riforma"

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Pronto per le prove Invalsi? (InfoPhoto)  Pronto per le prove Invalsi? (InfoPhoto)

Un secondo punto mi pare migliorabile: per italiano, proprio a causa del vecchio modello delle “quattro abilità più la riflessione”, permane una vecchia spaccatura ormai piuttosto datata, secondo la quale la riflessione sulla lingua non è collegata alle abilità. In teoria viene detto che la riflessione linguistica deve contribuire a capire e produrre testi: in che modo, non si sa (vedi il caso dei connettivi e coesivi sopra citato, o l’assenza dal paragrafo sulla scrittura degli “elementi sintattici e quelli relativi all’organizzazione logico-concettuale del testo”). Per la grammatica il modello universalmente vigente a scuola è ancora quello della classificazione. È vero che negli OSA è presente la formulazione “Riconoscere in frasi [corsivo mio] o brevi testi le parti del discorso, o categorie lessicali”, ma temo che in due o tre cultori della materia si accorgano dell’implicito teorico, che cioè le parti del discorso si riconoscono per la loro posizione nella frase. Questa prospettiva, che supera l’impropria frattura fra morfologia e sintassi praticata a scuola e introduce l’analisi funzionale, è prevista nel Quadro Invalsi ed è già comparsa in diversi quesiti.

Nell’ambito dell’insegnamento della grammatica molte cose si stanno muovendo, soprattutto perché il modello descrittivo-analitico della lingua, costituito da definizioni, elenchi, nomenclature, tassonomie meramente classificatorie, si è rivelato inefficace, molto spesso scorretto, e soprattutto poco formativo. Vi sono attualmente precise proposte che provengono dal mondo della ricerca teorica e applicata, che – anche qui – alcuni quesiti della prova Invalsi hanno proposto in forma discreta ma chiara (supportando le richieste meno scontate con perifrasi, esempi esplicativi, precisazioni terminologiche). La resistenza di molti insegnanti e il fatto che un’alternativa alla tradizione non sia ancora molto diffusa nel mondo della scuola richiedono un intervento intelligente nelle Indicazioni, con la preoccupazione di favorire un rinnovamento coerente con l’esigenza che gli studenti raggiungano più alte competenze comunicative e linguistiche. Da qui a mio parere l’urgenza di non ridurre lettura e scrittura a una questione di tipologie, formati (ad esempio i testi “non continui” comparsi nei traguardi), registri ecc.

Il passaggio da abilità a competenze non è una questione di lana caprina, ma è il frutto di una evoluzione che ci vede coinvolti, nell’ultimo decennio, a curare gli esiti in uscita in termini di padronanza linguistica. È importante che un ragazzo in crescita abbia a che fare con oggetti specifici di conoscenza a lui adeguati, che essi entrino nel suo orizzonte a livelli progressivi di difficoltà, in modo che gli sia possibile imparare a maneggiarli e a tenerne conto. La padronanza allora è più di un grado maggiore o minore di abilità nel fare, ma comprende la consapevolezza di quali sono gli elementi rilevanti e di qual è il loro ruolo, per muoversi in modo responsabile nel mondo che lo accoglie. 

 



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COMMENTI
09/07/2012 - una riflessione (francesco taddei)

Articolo molto tecnico, difficile per un profano come me. Però si può osservare la realtà, che fra l'altro dice questo: come mai gli studenti del "vecchio modello" e che magari hanno una certa età ancora sono ferrati nel loro bagaglio culturale e tanti allievi del "metodo moderno" spesso hanno competenze superficiali?