BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

UNIVERSITA'/ Anvur, "miracoli" e anomalie dell'agenzia finto-indipendente

Pubblicazione:

Università di Torino, galline in rettorato durante una protesta (InfoPhoto)  Università di Torino, galline in rettorato durante una protesta (InfoPhoto)

In tempo di Internet, poi, un certo orientamento alla produzione ipertrofica ma di bassa qualità si è accentuato. Oggi è relativamente facile assemblare materiali attinti alla “rete”, costruendo prodotti rigonfi di dati di seconda mano e di descrizioni, spesso anche assai ponderosi: non di plagio si tratta, beninteso (almeno, quasi mai), ma di parafrasi di idee consolidate, talvolta intrise di pregiudizi e non comprovate, sostanzialmente inutili nel progresso della conoscenza scientifica. Insomma l’accademia perde i pensatori forti e dà ricetto a molti Bouvard e Pécuchet, liberarsi dei quali sarà lungo e difficile.

E, con l’impiego degli stessi mezzi, un altro fenomeno già si produce, indotto dalla presa d’atto del metodo seguito nella valutazione Anvur: la parcellizzazione dei lavori in scritti brevi e numerosi, di rapida compilazione. Raccolte di questo genere sono già in libreria in vista dei concorsi, a cura dei più pronti di riflessi (che sono talvolta tra i migliori di noi, ma anche tra i più delusi e tra i meno capaci di sperare in ragionevoli correzioni).

Tutto questo non è contrastabile adoperando criteri «quantitativi»: nulla può sostituire la onesta valutazione dei pari, nel merito di ciascun «prodotto». Come nulla può sostituire la visibilità di una tale valutazione, essa stessa assoggettata al controllo della comunità scientifica: una accountability che il sistema universitario ha avuto solo nelle proprie migliori stagioni, e che ha purtroppo da qualche tempo smarrito. In tale scenario, la considerazione del numero dei prodotti può avere un senso, ma solo come un elemento tra altri, e marginale. Forse l’esperienza del Civr aveva dato qualche indicazione utile; ma poi questa modalità è divenuta il Neanderthal nell’evoluzione della specie Valutazione, finendo misteriosamente su un binario morto.

Dunque correggere il metodo è necessario ed è divenuto davvero urgente.

Quanto all’urgenza, si consideri che il sistema di valutazione, segnato da tanti e rilevanti punti oscuri, farà da sfondo a un meccanismo concorsuale a sua volta assai discutibile.

Si discorre di «concorsi nazionali». In realtà ci si appresta a formulare graduatorie «aperte» di idonei: non v’è un numero limitato di posti per i quali competere; i concorrenti giudicati idonei (sulla base dei criteri di cui si è fatta menzione) da commissioni (formate sulla base di analoghi criteri) potranno poi accedere a procedure comparative nelle singole sedi universitarie. Rovesciando nominalisticamente l’evangelio di Matteo: molti gli eletti, pochi i chiamati. Ma chi sarà chiamato? Saranno chiamati coloro per i quali sarà stato apprestato un budget nel singolo dipartimento di uno specifico ateneo. Come saranno chiamati? Saranno chiamati superando una procedura già definita in termini molto «blandi» dalla maggior parte dei regolamenti adottati in tema dalle singole università. Dunque a decidere i chiamati saranno i rettori (dopo la torsione monocratica del modello della governance universitaria) e i consigli di amministrazione, operando con la leva della distribuzione delle risorse. Non di vero concorso nazionale si tratterebbe, dunque; semmai di concorsi iperlocali. 

 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
09/07/2012 - Attenzione ai criteri "oggettivi" (marco valisa)

Articolo molto interessante. In un contesto di assenza di trasparenza e di meritocrazia cosa c'è di più semplice oltre che necessario dell'introduzione di criteri oggettivi di valutazione nell'Università e nella ricerca? Ma i criteri identificati come oggettivi sono anche giusti? L'esempio riportato, che ha sollevato l'attenzione dei costituzionalisti, pare convincente. Ma chi lavora nel settore della ricerca sa bene quanti altri siano i problemi connessi al nobile tentativo di quantificare la qualità. Di come le citazioni siano spesso terreno di "guerra" tra gruppi, di come non sempre chi giudica l'idoneità di un articolo sia all'altezza del compito. Pare che il primo lavoro sul bosone di Higgs sia stato rifiutato da un'importante rivista. Io vorrei aggiungere un particolare alle riflessioni di quest'articolo: i criteri valutativi, diventano ANCHE criterio metodologico per i ricercatori, in particolare per i piu' giovani, e possono dunque provocare disastri. Stante i criteri attuali il ricercatore é orientato ad organizzarsi per (tentare di) pubblicare quasi solo in certe riviste e a farlo il più spesso possibile, evitando quei lavori, come per esempio molti di quelli quelli sperimentali, che richiedono più tempo e difficilmente approdano a certe riviste. Chi farà quei lavori? Bene i criteri oggettivi, ma non si può prescindere dalla responsabilizzazione di chi valuta. "Sognano sistemi così perfetti che non ci sia piu' bisogno di essere buoni." Cioè responsabili.

 
09/07/2012 - Siamo alle solite (Alessandro Ferrari)

Come al solito in Italia quando si tenta di riformare qualche meccanismo statale che fa acqua (e quello universitario della valutazione/reclutamento dei professori è sotto gli occhi di tutti) allora si parte con le accuse di incompetenza, di mancanza di trasparenza. L'autore dell'articolo fa forse parte della Cricca? Come si fa a parlare di mancanza di trasparenza dell'ANVUR? O che non sono parte del corpo accademico (da cui sono stati selezionati)? E come si fa a valuare qualcosa senza criteri che facciano riferimento ad elementi oggettivi? Elementi condivisibili in tutta Italia? Condivisibili anche da noi cittadini che paghiamo questi stipendi? A criticare sono buoni tutti.