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UNIVERSITA'/ Anvur, "miracoli" e anomalie dell'agenzia finto-indipendente

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Università di Torino, galline in rettorato durante una protesta (InfoPhoto)  Università di Torino, galline in rettorato durante una protesta (InfoPhoto)

Che fare allora? Il modello prefigurato è largamente impraticabile. Ma non si possono bloccare ulteriormente le carriere di studiosi in attesa da anni. La determinazione più utile, allora, sarebbe quella di regolare transitoriamente questa fase, tornando alle modalità concorsuali consolidate, con correttivi adeguati a contrastare pratiche deteriori ben note (per esempio, consentendo a ogni commissione locale di attribuire una sola idoneità, corrispondente al posto disponibile, in modo da impedire «incroci» e «scambi» tra commissari e sedi).

Forse occorrerebbe qualche mese. Trascorrerebbe il generale Agosto. Ma tanto maggiori sarebbero il tempo – e la qualità – guadagnati.

 

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COMMENTI
09/07/2012 - Attenzione ai criteri "oggettivi" (marco valisa)

Articolo molto interessante. In un contesto di assenza di trasparenza e di meritocrazia cosa c'è di più semplice oltre che necessario dell'introduzione di criteri oggettivi di valutazione nell'Università e nella ricerca? Ma i criteri identificati come oggettivi sono anche giusti? L'esempio riportato, che ha sollevato l'attenzione dei costituzionalisti, pare convincente. Ma chi lavora nel settore della ricerca sa bene quanti altri siano i problemi connessi al nobile tentativo di quantificare la qualità. Di come le citazioni siano spesso terreno di "guerra" tra gruppi, di come non sempre chi giudica l'idoneità di un articolo sia all'altezza del compito. Pare che il primo lavoro sul bosone di Higgs sia stato rifiutato da un'importante rivista. Io vorrei aggiungere un particolare alle riflessioni di quest'articolo: i criteri valutativi, diventano ANCHE criterio metodologico per i ricercatori, in particolare per i piu' giovani, e possono dunque provocare disastri. Stante i criteri attuali il ricercatore é orientato ad organizzarsi per (tentare di) pubblicare quasi solo in certe riviste e a farlo il più spesso possibile, evitando quei lavori, come per esempio molti di quelli quelli sperimentali, che richiedono più tempo e difficilmente approdano a certe riviste. Chi farà quei lavori? Bene i criteri oggettivi, ma non si può prescindere dalla responsabilizzazione di chi valuta. "Sognano sistemi così perfetti che non ci sia piu' bisogno di essere buoni." Cioè responsabili.

 
09/07/2012 - Siamo alle solite (Alessandro Ferrari)

Come al solito in Italia quando si tenta di riformare qualche meccanismo statale che fa acqua (e quello universitario della valutazione/reclutamento dei professori è sotto gli occhi di tutti) allora si parte con le accuse di incompetenza, di mancanza di trasparenza. L'autore dell'articolo fa forse parte della Cricca? Come si fa a parlare di mancanza di trasparenza dell'ANVUR? O che non sono parte del corpo accademico (da cui sono stati selezionati)? E come si fa a valuare qualcosa senza criteri che facciano riferimento ad elementi oggettivi? Elementi condivisibili in tutta Italia? Condivisibili anche da noi cittadini che paghiamo questi stipendi? A criticare sono buoni tutti.