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SCUOLA/ Invalsi, alcuni "consigli" ai Prof.

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Semplificando un po’ la lettura dei dati, in 5° primaria la differenza di competenza necessaria a leggere un testo espositivo rispetto a quello narrativo è di 23 punti (su una scala di 200); in 1° SSPG di 45 punti; in 3° SSPG (esame di stato) di 30 punti; In 2° SSSG di 18 punti (ma in quest’ultimo caso la differenza è minore, soprattutto perché anche il testo narrativo letterario è risultato particolarmente impegnativo).

Non è questa la sede per un’analisi più dettagliata, che pure sarebbe necessaria (è evidente che entrano in gioco numerose variabili quali la lunghezza del testo, la familiarità o meno dell’argomento, il tipo di domande, ecc.); ma si può invece fare qualche osservazione generale di tipo didattico. Probabilmente è la scarsa abitudine a leggere e comprendere il testo espositivo in classe che gioca a sfavore di questo fondamentale tipo di testo: in effetti gli insegnanti di italiano tendono a dedicare un tempo più ampio alla lettura di testi narrativi.

Tuttavia far leggere e promuovere una comprensione precisa e analitica del testo espositivo non è solo responsabilità e compito dell’insegnante di italiano, ma di tutti gli insegnanti della classe. Infatti, i testi di studio delle diverse discipline (o aree predisciplinari nella primaria) sono prevalentemente di tipo espositivo, e spesso espositivo misto: quindi non si può prescindere, come Consiglio di classe, dalla comprensione accurata e approfondita di questi testi se si vuole che gli allievi siano in grado di avere un metodo di studio e di apprendere dai testi.

Avere una comprensione analitica e approfondita di testi espositivi continui o misti è un obiettivo tipicamente trasversale, e come tale deve essere inserito nella progettazione del Consiglio di classe e concretamente perseguito dagli insegnanti di tutte le discipline.

 

Percorso degli immigrati di 1° e 2° generazione

Le prove di Italiano mostrano che la differenza tra studenti italiani e studenti immigrati di 1° generazione (S1) tende a restare simile ai diversi livelli di scuola: gli S1 hanno un risultato inferiore a quello degli italiani, con una differenza che si aggira tra il 20% e il 35%; il picco del 35% si ha nella classe 1° SSPG, che tradizionalmente risulta una classe “difficile” anche per gli studenti italiani (evidentemente in moltissimi casi non c’è continuità curricolare tra la scuola primaria e la secondaria di 1° grado).

Le cose vanno meglio per gli studenti di 2° generazione (S2, nati in Italia), tuttavia anche in questo gruppo non c’è molta evoluzione: la differenza media rispetto agli studenti italiani è compresa tra i valori del 18% in 5° primaria (picco negativo) e del 7% in 3° SPG (esame di stato).

Questi risultati sempre di segno negativo possono dipendere da moltissime variabili: l’età dell’inserimento (per gli S1), i ritardi (che secondo l’indagine della Fondazione Agnelli sono per gli “stranieri” del 20% già in 3° primaria, del 60% in 3° SSPG, del 73% in 5° SSSG), la dispersione scolastica (in entrambe le generazioni possibile e anzi probabile già dalla 3° media), il background socioculturale, la maggiore o minore continuità della frequenza, il livello di formalità e difficoltà della prova, ecc.

Ma con ogni probabilità essi dipendono anche da consistenti difficoltà della scuola a promuovere le competenze linguistiche nella lingua di istruzione, in particolare a far apprendere, più che la lingua quotidiana, l’italiano per lo studio: risorse spesso scarse, classi molto numerose, difficoltà di “personalizzare” i curricoli, limitate competenze specifiche degli insegnanti (in particolare per la seconda alfabetizzazione in L2, che spetta peraltro ai docenti di tutte le discipline) rendono più difficile il percorso di integrazione.



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