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SCUOLA/ Invalsi, alcuni "consigli" ai Prof.

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Tuttavia questo non è un “destino già scritto e inevitabile”: sono stata personalmente in contatto con alcune scuole virtuose (in particolare Istituti comprensivi dell’Emilia-Romagna e della Toscana), con un rilevante numero di studenti di altra cittadinanza, che, attraverso un robusto sostegno per la prima e la seconda alfabetizzazione, concordato e gestito dalla scuola e dal territorio, arrivano alla fine del primo ciclo di istruzione con S2 che nelle prove di italiano ottengono risultati pari e qualche volta migliori degli studenti italiani, mentre gli S1 ottengono risultati spesso più bassi di quelli complessivi della scuola, ma comunque uguali o leggermente più alti dei risultati medi nazionali.

In questo senso i risultati delle prove suonano, e non solo da quest’anno, un campanello d’allarme sulla reale integrazione e inclusione dei “nuovi italiani”, al quale dovrebbero re-agire, ognuno per la sua parte, decisori politici, e in primo luogo il ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca (occorrono più risorse per le scuole in cui ci sono molti “stranieri”, occorre maggiore formazione iniziale e in servizio per gli insegnanti), gli enti locali, le autonomie scolastiche, le associazioni e organizzazioni di vario tipo presenti sul territorio.

Perché, come dicono le “Indicazioni per il curricolo per il primo ciclo di istruzione”, in particolare nella revisione del 2012: “La complessità dell’educazione linguistica rende necessario che i docenti delle diverse discipline operino insieme e con l’insegnante di italiano per dare a tutti gli allievi l’opportunità di inserirsi adeguatamente nell’ambiente scolastico e nei percorsi di apprendimento, avendo come primo obiettivo il possesso della lingua di scolarizzazione”.

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