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SCUOLA/ Il cervello "modificato" dei nativi digitali

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I nativi digitali sono cresciuti in un mondo pieno di schermi ipertestuali e immersivi (social network, chat, videogiochi e sms) e pertanto sono portatori di nuovi stili di apprendimento e di dinamiche interattive. Il cervello della generazione web ha subito modifiche?

La pedagogia contemporanea, così come sottolineano le ricerche di R. Lucioni sulla timologia, deve tener conto: 1. di una teoria della mente capace di assumere un proprio sviluppo culturale e mentale, comprendendo gli stati mentali ed emotivo-affettivi degli altri; 2. dell’importanza delle dinamiche affettive per il raggiungimento di un controllo equilibrato delle risorse cognitivo-intellettive e dinamico-creative, che si fondano sia sulla intelligenza intuitiva e che sulla coscienza onirica.

E’ allora essenziale una nuova pedagogia dei new media o “Pedagogia 3000”, come sostiene Noemi Paymal, un’antropologa francese che ha studiato il fenomeno dei nativi digitali in 33 Paesi del mondo: una pedagogia che aiuti lo studente a costruire o decostruire la rappresentazione veicolata dei media con continui adattamenti di attività di encoding e decoding, implementando le capacità critiche con quel senso di responsabilità propria dell’essere sociale. I nativi digitali che meglio utilizzano l’emisfero destro del cervello sono più creativi, più veloci nei movimenti, perché il loro sistema nervoso è modificato: la loro intelligenza è multipla, capace di gestire contemporaneamente un certo numero di attività diverse; ovvero un esempio di intelligenze potenziali sovrapponibili: linguistica, logico-matematica, visivo spaziale, corporale-cinestetica, musicale, interpersonale, extrapersonale, naturalista, trascendente, intuitiva, emozionale, pratica, co-creatrice.

E’ fonte di ricerca la gestione veloce e contemporanea, senza sforzo eccesivo, di parecchie azioni e livelli di conoscenza da parte dei nativi digitali: ecco perché la scuola attuale è vecchia e fallimentare in quanto offre stimoli lineari anacronistici, imponendo di rimanere concentrati a lungo su un unico argomento. L’offrire stimoli multipli contemporanei, per valorizzare i talenti dei nativi digitali, è essenziale per fare in modo che si possano esprimere tutti gli aspetti connotativi dell’individuo: fisici, emotivi, intuitivi, multiculturali, cognitivi, etico-solidali, ecologici, artistici, spirituali e sociali.

Sarebbe opportuno abbandonare i metodi che presuppongono la passività dell’allievo, poiché le scuole che si limiteranno all’ambito cognitivo saranno purtroppo sempre più deficitarie e lontane dalle nuove prospettive di sviluppo digitale. La tradizione educativa gutenberghiana ha una forte attenzione al passato, è pervasa da un profumo illuministico che esalta la ratio, l’oggettività e si declina nella formazione del cittadino e dell’uomo integrale. La nuova impostazione educativa esalta la soggettività è sincronica oltre che diacronica, è veloce, ma non deve prescindere dalla formazione etico-sociale. E’ evidente che i new media abbiano un riposizionamento sia sociale che concettuale diverso da quello precedente e, da strumenti e ambienti, si configurano ora come nuovo tessuto connettivo sociale, nella comunità globale.



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COMMENTI
11/08/2012 - "... la scuola attuale è vecchia e fallimentare.." (Mauro Zuccari)

Abch'io condivido gran parte di questo articolo, ma mi pongo una domanda: l'apprendimento di argomenti complessi e difficili richiede proprio di "rimanere concentrati a lungo su un unico argomento". Dovremo rinunciare a questo metodo? E come potrà avvenire tale apprendimento offrendo "stimoli multipli contemporanei"? Si tratta semplicemente di usare testi scritti, contributi multimediali e ricerche su internet? Ma, prima o poi lo studente dovrà per forza concentrarsi su alcuni contenuti per comprenderli, memorizzarli, rielaborarli, prepararsi ad esporli. Dovremo addirittura rinunciare all'obiettivo dell'apprendimento così come l'ho appena descritto? Non mi sembra sia questa la tesi dell'autore dell'articolo ....

 
10/08/2012 - Piano con le generalizzazioni (Antonio Servadio)

Li chiamerei piuttosto nativi pasticcioni, dato che sanno fare i giochini ma non hanno compreso la tecnologia. Sono anche nativi controllati, fin da ragazzini i loro dati, le loro abitudini sono controllabili dal "grande fratello" informatico, che usa e vende le info sull'ampio mercato dei dati digitali, che fiorisce alla grande. Empatia? Dipende da cosa si intende con questa parola, una di quelle che va soggetta ad ampi equivoci. Intelligenza emozionale? Hum, intelligenza non saprei. Emozionale si, ci si ferma sempre più alla superficie delle situazioni, delle persone, vince l'immediatezza - pro e contro del caso. Alla superficie delle situazioni c'è lo stile e c'è l'emozione. Un popolo di emozionabili va soggetto alla manipolazione, al plagio, al pilotaggio. Fondamentale, chiunque, se vuole, impara a gestire rapidamente flussi di dati rapidi e intersecati, non serve affatto essere "nativi digitali". Non sarei sicuro del contrario, se i nativi pasticcioni saranno in grado di andare oltre le apparenze. Leggete i blogs, e troverete perfetti esempi di comunicazione sfilacciata e infarcita di 1000 equivoci. Tanti auguri ai nativi. Per tutti gli altri il digitale non sarà comunque mai precluso.

 
10/08/2012 - nativi digitale nella Cloud School (Daniele Prof Pauletto)

condivido: in particolare "essenziale una nuova pedagogia dei new media o Pedagogia 3000... la loro intelligenza è multipla ... intelligenze potenziali sovrapponibili ... ecco perché la scuola attuale è vecchia e fallimentare " se ne discute anche qui http://relazioninelweb.blogspot.it Prof daniele pauletto ps nella scuola c'è bisogno di Dirigenti lungimiranti come lei