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SCUOLA/ Quei "nani" del Medioevo che hanno ancora molto da insegnarci

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Pier Paolo e Jacobello Dalle Masegne, partic. del monumento funebre al giurista Giovanni da Legnano, 1386 circa (immagine d'archivio)  Pier Paolo e Jacobello Dalle Masegne, partic. del monumento funebre al giurista Giovanni da Legnano, 1386 circa (immagine d'archivio)

Il tempo dell’estate, lasciatosi alle spalle un anno scolastico e pure già in vista di quello successivo, favorisce in un insegnante il rimettere a fuoco la questione fondamentale per il suo lavoro: qual è il senso di ogni vera educazione.

È con questo spirito che ho letto il bel volume, dal titolo accattivante, Nani sulle spalle di giganti. Maestri e allievi nel Medioevo (Jaca Book, 2011). L’opera, frutto della collaborazione di due professori francesi, Pierre Riché e Jacques Verger, intende offrire al lettore il panorama della situazione culturale del Medioevo, dal VI al XV secolo, presentando i programmi, i luoghi e i modi dell’istruzione di quei mille anni. La chiave interpretativa del lavoro è data da una frase attribuita a Bernardo di Chartres (inizio XII secolo) , che figura anche nel titolo: «Noi siamo come nani sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose e più lontano di quanto vedessero questi ultimi; non perché la nostra vista sia più acuta, o la nostra altezza ci avvantaggi, ma perché siamo sostenuti e innalzati dalla statura dei giganti ai quali ci appoggiamo». Con ciò è subito detto che la cultura medievale non può essere intesa – poiché essa stessa si concepiva così – se non a partire dal legame vivo con la tradizione classica antica, solida base di appoggio e allo stesso tempo trampolino di lancio verso l’incontro con il proprio presente. L’immagine dei nani – spiegano gli autori – non esprime solo un debito sostanziale con il passato, ma anche la possibilità sicura di compiere progressi e innovazioni; «innovazioni spesso modeste, progressi spesso incerti, ma che sommati gli uni agli altri fanno l’originalità della cultura medievale» (p.1).

Il primo pregio di questo studio è di offrire una visione organica e di ampio respiro sulla storia culturale del nostro Medioevo. Il libro si sviluppa infatti in due parti, ciascuna a cura di uno degli autori, intitolate rispettivamente Il tempo delle scuole (VI-XII secolo) e L’epoca delle università (XIII-XV secolo). Scuola è il termine ad ampio spettro che indica le varie istituzioni – più o meno regolamentate – che facevano capo ai monasteri e alle cattedrali cittadine e che hanno svolto il ruolo fondamentale di trasmissione della cultura nell’Alto Medioevo. Tra i secoli presi in esame molta attenzione è riservata al nono, quello centrale della cosiddetta “rinascita carolingia” (suddivisa dagli autori in tre sottoperiodi, dall’VIII all’XI secolo), periodo nel quale si costituisce attraverso l’insegnamento il canone degli autori latini “classici”. 

Senza esitazione Pierre Riché afferma che già in questo secolo – vale a dire cinque secoli prima della datazione canonica – si delineano in Europa alcune personalità di stampo pienamente umanistico, quale quella di Lupo di Ferrières, letterato colto e appassionato degli autori antichi (cfr. p. 25). Non di minor rilievo è il secolo dodicesimo, al quale sono dedicati più capitoli. Esso segna infatti un punto di non ritorno nella vicenda culturale dell’Europa, là dove innovazioni sociali ed economiche si accompagnano a un profondo rinnovamento intellettuale. 



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