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SCUOLA/ Profumo dia retta a Severino, meno "legge" può far bene

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Questo è certamente un problema. Apprezzo l’iniziativa perché parte da una lettura giusta della situazione della categoria professionale, ma il metodo potrebbe essere discutibile. Noi da tempo sosteniamo una duplice possibilità. O che si introduca il numero chiuso a giurisprudenza, come in altre facoltà, il che creerebbe una selezione iniziale capace di incidere sugli sviluppi futuri. In tal caso il ciclo di studi potrebbe anche rimanere come è ora, con una platea però già selezionata e dunque più qualificata. Questa è una ipotesi. 

 

E l’altra? 

 

Diversamente noi suggeriremmo, più che di fare un biennio già diviso tra magistrati, notai e avvocati - il quale presuppone in un giovane una decisione troppo precoce, senza che questi sappia, di fatto, com’è la professione - un test di ingresso, previ corsi di orientamento al secondo o terzo anno all’indirizzo forense, ma lasciando aperta la strada alle altre opzioni. In questo caso l’accesso all’avvocatura avverrebbe sulla base di una selezione preliminare. Nessun sistema è perfetto, però selezionare si deve, non c’è alternativa.

 

Torniamo per un attimo all’inflazione della facoltà di legge. Secondo lei oggi esiste un'idea falsata o fuorviante della professione forense? 

 

Sì, è diffusa un'idea della professione che non è fedele alla realtà. Innanzitutto, la nostra università è troppo teorica e nozionistica, e sfavorisce nello studente una idea precisa della professione. In secondo luogo molti studenti hanno una immagine dell’avvocatura e della magistratura che è quella trasmessa dai media: il superprocuratore della Repubblica che diventa protagonista della società e della politica nazionale, o dell’avvocato famoso che affronta casi eclatanti. Il primo caso non è un bene né per la società né per la giustizia, il secondo nasconde il fatto che accanto ad un avvocato famoso ce ne sono diecimila che fanno un lavoro di routine.

 

Esiste da tempo la questione dell’insegnamento del diritto nelle scuole superiori. Una rivalutazione del diritto come materia di studio, là dove non c'è e dove tuttavia studiano i candidati naturali al corso di studi in giurisprudenza, potrebbe agevolare la scelta? 

 

Potrebbe sicuramente giovare. D’altra parte non ritengo sbagliato quello che avveniva un tempo, quando a chi non faceva il liceo era precluso l’accesso a determinate facoltà. Per affrontare certi studi e certe professioni, a mio modesto avviso, occorre una preparazione culturale di base che dovrebbe essere in assoluto quella del liceo classico o del liceo scientifico. Accedere a giurisprudenza da una formazione di tipo professionale, senza nulla togliere al valore di quest'ultima, la ritengo una scelta sbagliata, che per questo andrebbe rivista. Se così fosse, introdurre nei licei il diritto magari non in modo obbligatorio ma facoltativo potrebbe essere d’aiuto.

 

Prima lei è stato polemico con la liberalizzazione dell’avvocatura. Perché? 

 

Da qualche anno si continua a sostenere che la liberalizzazione delle professioni sia un valore aggiunto per l’economia del Paese. Naturalmente qui posso parlare solo per l’avvocatura. Ebbene, penso che questo sia un grande abbaglio e che invece sia vero il contrario, perché il numero di avvocati in circolazione è già una liberalizzazione di fatto, la quale penalizza proprio i giovani. Viceversa riqualificare e regolamentare bene l’avvocatura, come ha proposto il ministro, aiuterebbe i giovani e la giustizia ad andare meglio e nel lungo periodo farebbe sentire i suoi effetti virtuosi anche sull’economia.



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COMMENTI
18/08/2012 - Un po' di chiarezza (Franco Labella)

Sull'insegnamento del Diritto alle superiori, auspicato come insegnamento facoltativo, è necessario far presente che: a) l'insegnamento curricolare era presente in tutti i Licei sperimentali Brocca ed in molte minisperimentazioni; b) il riordino della Gelmini ha spazzato tutto via senza alcuna valutazione e/o motivazione anzi con motivazioni contraddittorie (v. parere VII Commissione Istruzione del Senato); c) l'insegnamento del Diritto facoltativo è già una possibilità teorica, tanto teorica che si contano sulle punte delle dita le scuole che lo hanno attivato; d)che l'insegnamento facoltativo fosse una utopia (nella migliore delle ipotesi) o un chiaro diversivo lo abbiamo scritto su pagine di quotidiani nazionali acquistate a nostre spese in tempo utile ed in epoca non sospetta; Infine se si vuole avviare una riflessione del tipo auspicato nell'intervista credo sia necessario che il ministro Profumo abbandoni l'atteggiamento già evidenziato a proposito dell'Educazione finanziaria. Siamo in attesa dell'annunciato disegno di legge in materia ma temo che sarà un'attesa vana. Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia