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UNIVERSITA'/ Tecnocrati è bello. Piccola guida ai misfatti dell'Anvur

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Credo che sia opportuno riportare al centro della discussione, anche sugli aspetti tecnici della valutazione e del reclutamento, la funzione civile e culturale dell’università. Un tempo, secondo Readings, era legata alle culture nazionali e ai loro Stati. Oggi è da collegare con una più complessa e problematica cultura cosmopolita e globale, che non può essere quella delle multinazionali. Attenzione: non si tratta principalmente di difendere, come ha fatto di recente Martha Nussbaum, la funzione civile delle discipline umanistiche. Il problema riguarda altrettanto le scienze naturali, basti ricordare un detto scherzoso del Nobel per la fisica Richard Feynman: “Science is like sex. Sure, it may give some practical results, but that’s not why we do it”.

Concludo ricordando un recente episodio che riguarda la mia università. Senato accademico e consiglio d’amministrazione hanno dovuto dire no alla realizzazione di un polo tecnologico sulla collina degli Erzelli a Genova, in cooperazione con privati ed enti locali, per l’impossibilità di investire in esso una quarantina di milioni. Di fronte agli attacchi violenti nella stampa locale contro l’incapacità dell’Ateneo di “investire nel futuro” i direttori di alcuni dipartimenti hanno dovuto sottolineare che il compito delle università non è quello di fare ardite operazioni imprenditoriali, ma è quello di “offrire formazione e fare ricerca”. C’era bisogno di ricordarlo? C’è bisogno.



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COMMENTI
14/08/2012 - Università, passione e idee, e licei (Alberto Consorteria)

Finché l'università rimane statale siamo destinati a oscillare tra baroni e valutazioni buone per le poste. Chi ha passione per quello che fa ormai da 15 anni ha preso il volo per l'estero. Nelle aule son restati i burocrati, ed è giusto che lo stato li tratti da burocrati. Chiamiamo università una cosa che non è tale: è un mega liceone. Quello che scrive un professore di filosofia del liceo e quello che scrive uno dell'università, in Italia, hanno la stessa dignità (alta o bassa, dipende dalla rispettiva onestà intellettuale), e lo stesso impatto sulla vita privata o pubblica (ossia zero. Sui giornali da 20 anni vedo solo citati nomi stranieri per comprendere il presente, dall'economia alla morale). La ricerca avanzata non abita più qui da tanto tempo. Quindi sarebbe più corretto chiamarlo liceo di secondo livello, non università. E l'Italia manca di università.