BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ E se i prof prendessero in mano il "governo" delle riforme?

Pubblicazione:

Foto: InfoPhoto  Foto: InfoPhoto

La domanda insorgente pertanto è: chi è il soggetto che può spezzare il cattivo incantesimo? Io credo che il soggetto principale sia quello degli insegnanti, per due ragioni: perché il cambiamento e miglioramento del sistema significherebbe per loro un miglioramento netto della loro condizione professionale; perché sono una massa enorme di circa un milione di persone. L’affermazione appare, a sua volta, assai contestabile e di dubbio fondamento. Le ricerche e l’esperienza quotidiana dimostrano che gli insegnanti disposti a mettersi in gioco sono una minoranza, che oscilla tra il 20% e il 30%, insomma 2-300mila. In mezzo sta una massa molle e oscillante, all’altro estremo un 20% di assenteisti sistematici, di persone in burn-out, di demotivati assoluti, di impreparati. Tuttavia, complessivamente l’universo docente è un universo spoliticizzato e deculturato, la cui professione è configurata inesorabilmente dal sistema amministrativo, collocata in un limbo a debita distanza dalla società civile e dalla politica. 

L’insegnante medio non esprime un’autocoscienza storico-politica e civile della propria professione. Paradossalmente, una coscienza accentuata della propria vocazione non porta per nulla ad una maggior presa di coscienza del contesto storico-politico, al contrario finisce per rinchiudere in un Ego pedagogico-didattico soddisfatto di sé. Con un’avvertenza: qui la parola “politica” non significa per nulla “partito”. Indica la dimensione pubblica dell’agire umano e professionale, lo stare-nel-mondo e nel sistema educativo e scolastico. Assunta a livello consapevole, essa implica una conoscenza della storia dell’istituzione scolastica, del suo sistema amministrativo, della sua ideologia fondante. Implica la messa in discussione pratica del modello ormai trisecolare, che si sta consumando sotto la spinta massiccia della terza rivoluzione industriale.

Solo quella consapevolezza può produrre un’azione pubblica di cambiamento. Essa è la forza motrice dell’innovazione. La chiusura nel “particulare” degli interessi o dei valori – la professione come missione eroica –, l’abbarbicarsi alla propria cattedra può forse salvare l’anima propria, ma lascia andare il sistema alla deriva. La realtà totale della scuola non è riducibile alla sola relazione pedagogico-didattica con gli alunni; essa è fatta di relazioni con i colleghi, con le famiglie, con la comunità locale, con il sistema amministrativo. Non è certo un caso che le tavole delle competenze-chiave europee e statunitensi comprendano le conoscenze e le esperienze dell’intero contesto quali pre-condizioni essenziali per l’esercizio della professione. Il versetto dell’antifona “la politica partitica non ci salverà” deve essere completato da un altro versetto: “la politica fatta da tutti e ciascuno ci salverà”. Non si può pensare che la somma meccanica degli interessi/valori/passioni dei singoli Io producano automaticamente il Bene comune del Paese e/o del sistema educativo nazionale. Solo l’Io ci salverà, a condizione che sia largo.

 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
21/08/2012 - Occorre fiducia (giulia sidoti)

Ringrazio anch'io Cominelli per averci incoraggiato ad uscire dall'inazione con cauto ed intelligente spirito riformistico, per aver restituito un barlume di fiducia in quanti di noi si oppongono alla rassegnazione di quei colleghi che percepiscono esservi nell'opinione dei più la convinzione che insegnante/fallito/povero/servo dello stato, siano tra loro sinonimi.

 
17/08/2012 - Analisi lucida ma incompleta (Marco Coerezza)

È sempre apprezzabile la lucidità e l’acutezza del giudizio di Cominelli. Tuttavia la riflessione a me appare incompleta. Infatti, l’assunzione della responsabilità di un cambiamento della scuola da parte degli insegnanti sarà utile ed efficace (e realizzabile) solo a condizione che gli insegnanti stessi accettino e si dispongano a dialogare con la società civile di cui la famiglia di sicuro rappresenta una componente non trascurabile e importantissima. Senza questa visione più ampia della questione educativa o dell’emergenza educativa gli insegnanti – come la scuola – continueranno a rimanere incastrati nella loro autoreferenzialità nascondendosi o dietro il sapere disciplinare – esclusivo ed escludente – o, quando questo non basta rifugiandosi nell’enfatizzazione della dimensione sentimentale del rapporto educativo. La seconda cosa che ritengo assolutamente necessaria per rendere sostenibile l’azione responsabile degli insegnanti è la necessità di un atto lungimirante di politica vera, alta che liberi la scuola dal laccio burocratico-amministrativo in cui è stata tenuta ed è tenuta ancora oggi fino all'asfissia (abbastanza vicina se le cose non cambieranno. E con i tecnici la situazione non è cambiata, anzi è peggiorata).

RISPOSTA:

Poiché condivido interamente le osservazioni di Marco Coerezza, approfitto per precisare: 1. Rompere lo sradicamento alienante, in cui sono confinati gli insegnanti è possibile, a partire dalla consapevolezza dei meccanismi e della condizione drammatica in cui versa il sistema educativo del Paese (causa ed effetto del declino del Paese), dalla testimonianza quotidiana: chiamo "politica" questo spazio di intelligenza totale della realtà totale del sistema scolastico e la voglia di spezzarlo. 2. Avanguardie giacobino-gramsciane? No, semplicemente minoranze creative, consapevoli che l'arena non è solo la classe, ma l'intero spazio pubblico, dove si incontrano persone, culture, amministrazione, sindacati, partiti. 3. Occorrono persone dotate di un Io più intenso e più esteso. La rottura non avverrà se non entreranno nell'arena pubblica persone capaci di sporgere la testa oltre la didattica. Questo e' il compito educativo-formativo delle Associazioni professionali. PS. E' dalla fine degli anni 70 che ho verificato il fallimento della pratica delle avanguardie. Anche perché giudicavano il presente con il filtro di in futuro lontano e luminoso. Ma sono fallimentari anche le avanguardie che giudicano il presente in nome di un passato perduto. GC

 
15/08/2012 - Anche Profumo ha fallito, come Gelmini (Vincenzo Pascuzzi)

In breve. Anche Profumo ha fallito, come Gelmini (giusto giusto un anno fa, il 19 agosto 2011*). Amen. Oppure le "riforme" dall'inizio erano sbagliate, cervellotiche, improponibili, velleitarie e destinate a sicuro insuccesso. Qualcuno lo aveva capito e intuito già nel 2008 (v. scioperi e manifestazioni a Roma del 17 e 30 ottobre 2008). Altri hanno avuto bisogno di 4 anni e dei crudi fatti. Ora l'alibi è la crisi e la responsabilità ricade sui soliti sindacati, divisi, debolissimi ed emarginati. Ora i prof dovrebbero governare le riforme?! Ma quali riforme? E decise da chi? ------- * Perché la Gelmini ha perso la partita delle riforme? di Giovanni Cominelli - ilsussidiario.net

 
15/08/2012 - Sì all'attacco (Gianni MEREGHETTI)

Grazie, con la tua solita intelligenza vai a cogliere la questione centrale della difficile situazione che stiamo vivendo, sì, sarebbe ora che noi prof prendessimo in mano la scuola, sarebbe ora prima che vi sia l'azzeramento delle nostre capacità critiche e creative. Grazie a Cominelli di averci portato alla sfida decisiva, o un soggetto si affermerà come capace di un orizzonte politico pieno oppure sarà la fine della scuola come possibilità del popolo. Il tempo è maturo perchè si faccia il salto, perchè si tenti di restituire alla scuola la sua natura, quella di essere il laboratorio di identità in azione, spazio di soggetti che si assumono il bene di tutti, la cultura di ognuno. E' tempo di prendere la scuola, altrimenti sarà sempre di più in mano alle strutture di potere del ministero, una scuola di funzionari che genererà solo funzionari. GRAZIE