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SCUOLA/ Fioroni: Tfa, non basta un appello per salvare la "cultura"

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Giuseppe Fioroni (Infophoto)  Giuseppe Fioroni (Infophoto)

Faccio una premessa. La nostra scuola ha avuto un’intenzione felice più nelle parole che nei fatti, quella che si fa il docente per scelta e non perché si fallisce altrove. A questo scopo si sono avviate la laurea triennale e, a seguire, quella specialistica. La prima senza limitazione, la seconda a numero chiuso. Non sono contro il numero chiuso in sé: lo impone, e giustamente, una direttiva europea. Ma l’anomalia da risolvere sta nel fatto che coloro che prendono la laurea triennale e superano lo stop del numero chiuso alla magistrale, debbono poi sostenere al termine del quinto anno un ulteriore esame per essere ammessi al tirocinio. Occorrono sette anni per fare il docente, senza avere neanche la garanzia che questo lungo percorso abbia una relazione con la titolarità a poter accedere ai concorsi. Di fronte a questa complessità ci sono tre cose da fare.

Quali?

La prima è regolamentare gli accessi con il numero chiuso, perché si deve andare a insegnare per scelta. Ma se si fanno delle facoltà ad accesso limitato, dobbiamo prendere atto che questa è già una selezione che determina una relazione tra coloro che si iscrivono e la necessità di quella professione. Non si capisce come può uno studente ricevere una preparazione specialistica all’insegnamento − ed essersi magari laureato con lode − ed esser poi ritenuto inidoneo al tirocinio per non aver risposto bene a un quiz.

Lei sottolineava l’enormità di un percorso abilitante così lungo.

Sì, e questa è la seconda cosa da fare. Dobbiamo chiederci se il Tfa vada strutturato così com’è adesso, oppure se non possiamo ipotizzare che all’interno dei due anni di laurea specialistica siano comprese le parti teoriche di Tfa più una parte delle ore effettive di tirocinio, senza lasciare la valutazione di quest’ultimo all’esterno del corso di laurea. Il voto di laurea comprenda dunque una doppia valutazione, quella prettamente tecnico-teorica e quella sull’idoneità a fare il docente.

E la terza cosa?

Facciamo l’accesso a numero chiuso in modo che garantisca sia la qualità della scelta sia una logica di concorrenza sul mercato per tutte le lauree. Profumo dice di voler incentivare il merito e di voler premiare quelli che prendono 100 e lode alla maturità, il problema è che questi 100 non hanno alcuna certezza di poter entrare nelle facoltà a numero chiuso. Non possiamo permetterci che ne rimangano fuori perché non sanno quando Totti ha segnato al 90esimo di uno spareggio Roma-Lazio.

Ci sono sistemi che possano fornire una valutazione di merito che renda conto dello stato di preparazione dello studente?



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COMMENTI
17/08/2012 - Contraddizioni, disinformazione e pressapochismo (Chiara Esse)

"Ma l’anomalia da risolvere sta nel fatto che coloro che prendono la laurea triennale e superano lo stop del numero chiuso alla magistrale, debbono poi sostenere al termine del quinto anno un ulteriore esame per essere ammessi al tirocinio. Occorrono sette anni per fare il docente". L'ex ministro ed io non soltanto viviamo in due paesi diversi, ma disponiamo anche di due differenti versioni del DM 249: nella mia, la riforma a regime prevede un percorso 3 + 2 + 1 = 6, con un solo esame per rientrare nel numero chiuso posto prima del biennio; non so dove Fioroni abbia preso la sua, ma è spuria... "il problema è che questi 100 non hanno alcuna certezza di poter entrare nelle facoltà a numero chiuso." Per fortuna non hanno alcuna certezza: si chiama equità! Nessuna a garanzia a nessuno e pari opportunità per tutti, trasmettendo il messaggio che impegnandosi, davvero, ce la si può fare. Ci sono scuole e università che devono interrogarsi, invece di pretendere che gli accessi ai corsi si conformino al loro stile valutativo, che si ricalibrerà soltanto se sollecitato da un adeguato sistema di incentivi/disincentivi. "Anzi, mi ritengo...la raccomandazione in tasca": passaggio fondato su presupposti fallaci e intrinsecamente contradditorio: Fioroni non supererebbe un test di logica elementare. Come il test, per carità discutibile nelle sue concretizzazioni, purché si faccia salvo il principio della selezione equa e meritocratica, agevoli la raccomandazione, non è dato sapere.

 
17/08/2012 - Umanisti italiani 2 (Chiara Esse)

DOPO la mancata copertura dei posti disponibili (in qualche caso non è stato ammesso nessuno) l'universo accademico UMANISTICO (in particolare la fetta legata alle sedi dove si sono registrati i risultati peggiori) si è ridestato dal torpore e ha lasciato scivolare fuori dalla turris eburnea il proprio manifesto. Constatato l'indegno pasticcio ministeriale e ribadita la deplorazione, non si può comunque non interrogarsi: non sarà che questi umanisti si sono risolti ad esprimersi quando hanno cominciato a sentire minacciato il proprio particulare o forse addirittura il proprio status? Gli 'intellettuali' dove sono stati fino ad oggi? Quale è stato il loro contributo intellettuale concreto e in chiave pragmatica all'atteso ripristino del canale abilitante? Dove si possono leggere i loro contributi, i loro suggerimenti, le loro raccomandazioni, redatti prima della débâcle, sulla concezione e l'impostazione della prova preselettiva?

 
17/08/2012 - Umanisti italiani 1 (Chiara Esse)

Il test a risposte multiple era previsto anche per accedere alle Ssis. Anche allora c'erano quesiti demenziali e ipernozionistici, e c'erano pure gli errori. Che cosa è cambiato allora con il Tfa? Il test è finalmente nazionale (maggiore equità e possibilità di controllo; il dibattito - comprese le polemiche, pretestuose o fondate - è espressione di democrazia) e per fortuna è stata introdotta una soglia, che si applica su scala nazionale (o si è idonei o non lo si è: l'idoneità non può essere relativa ad una sede o ad una tornata). Il test può essere elaborato bene o male; il rodaggio di quello della prima edizione del Tfa è stato pessimo. Canfora oggi si interroga sulla Stampa circa l'opportunità di sostituire la prova preselettiva con altre prove, come una composizione di italiano, una traduzione dal greco o dal latino. All'illustre accademico deve essere sfuggito che tali prove, indubbiamente più raffinate (ma anche più discrezionali; non è azzardato supporre che, se le avessero adottate, le uni non avrebbero lasciato posti vuoti, e neppure avrebbero escluso "i propri": l'università italiana condensa ed esalta i peggiori vizi italici), sono previste DOPO quella preselettiva. Oltre a sparare bordate il professore dovrebbe spiegarci come adottare CONCRETAMENTE tali tipologie gestendo l'enorme numero dei candidati: nel mondo reale occorre essere pragmatici, SE si vogliono risolvere i problemi.

 
17/08/2012 - Ipocrisia: non facciamo finta di essere norvegesi (Chiara Esse)

Le urtanti parole di Fioroni grondano ipocrisia (forse non viviamo nello stesso paese). Il voto di diploma non rispecchia affatto il grado di preparazione del candidato, ma è emblematico dell'eterogenità dell'Italia, sviluppata in senso latitudinale ma non soltanto (i criteri sono eterogenei persino a livello rionale e di istituto). Se esaltare, cristallizzare e consacrare le storture e continuare ad incentivare il lassismo e a penalizzare i virtuosi è il suo antidodo alla raccomandazione, beh... Fioroni "non capisce come può uno studente ricevere una preparazione specialistica all’insegnamento - ed essersi magari laureato con lode - ed esser poi ritenuto inidoneo al tirocinio". A parte la pseudoargomentazione capziosa (nei corsi tradizionali - gli unici oggi esistenti - non si riceve una preparazione specialistica all'insegnamento), nessun aspirante (compresi quelli laureati con lode, che non sono tutti comparabili: bisogna farsene una ragione) ad alcuna professione (non soltanto l'insegnamento) è ipso facto idoneo: occorre superare una selezione, concetto da metabolizzare nell'italietta delle sanatorie. Il brutto e depolorevole pasticcio ministeriale riguardo al Tfa sta aprendo una breccia ad un gattopardismo per il quale nella decadente Italia odierna non c'è più spazio. Le prove, che sono necessarie, bisogna saperle preparare. Concentriamoci su questo. Quelli che possono contare solo sulle proprie personali risorse non dovranno guardarsi anche da Fioroni, vero?